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Viaggiando tra assurde realtà – Black Science 7, la Recensione [NO SPOILER]

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Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Da quando è iniziata, quattro anni fa, è stato impossibile non provare per Black Science un’amore spassionato. Ha segnato l’approdo di Remender in Image Comics, e nonostante abbia proseguito con altri titoli creator-owned grandiosi come Deadly Class o Low, resta il suo lavoro migliore.
Il primo numero si aprì con una splash page dove si stagliava un fulmine rosa al neon -abbastanza per capire di non essere sul nostro placido pianeta – continuando nelle seguenti 21 pagine introducendoci il suo improbabile protagonista, Grant McKay, che da subito si diverte a frustare con la testa di una rana aliena dalla lingua elettrica un gruppo di alieni anfibi sadici e salvare una povera donna anfibia che sembra uscita da un numero di Hellboy.

La prima monumentale splash page del primo numero di Black Science

Aggiungeteci poi tartarughe giganti, Ziggurat, serpenti marini giganti e tutti i particolari più bizzarri che vi passano per la testa, il tutto enfatizzato da un monumentale Matteo Scalera ai disegni e dai colori di White, il quale ha recuperato la tradizione delle copertine pulp degli anni ‘50. Il tratto così fluido conferiva a tutti quegli strani esseri un meraviglioso senso di movimento sulla pagina, ed il suo esagerare il loro modo di muoversi e le espressioni facciali, ad enfatizzare le loro reazioni in tutte le assurde situazioni che i nostri affronteranno. Sempre nel primo numero, il terrore nel volto di Grant nell’essere circondato da mostri, e la sua rabbia poi per tentare di uscire da quella situazione così folle erano  assolutamente palpabili. Era solo il primo numero di Black Science, ma c’erano tutti i presupposti per gridare al miracolo, grazie ad un protagonista completamente folle che ha una croce rovesciata tatuata sul collo e sente i D.R.I, e non il solito scienziato geniale, pronto ad ogni situazione, cresciuto a pane e viaggi in navicella. Il tutto condito da un andamento spietato e frenetico, dove ci ritroviamo numero dopo numero in mondi sempre più folli, e senza nemmeno lasciarci il tempo di conoscerli. Se non vi intrigavano le rane del primo numero, nel secondo venivano presentati degli indiani supertecnologici che si stagliavano contro degli arretrati nazisti, in una sorta di “Manifest Destiny” alla rovescia. Nel quinto ci sono dei gas senzienti che governano delle scimmie: pensare che questi sono i mondi più normali!

Arriva il momento di proseguire, con la recensione vera e propria di questo settimo volume, in Italia per Bao Publishing. Eppure nasce il problema, nella distanza tra chi sta scrivendo e il suo ruolo di recensore.
Un recensore dovrebbe dare una chiave di lettura verso l’oggetto che sta descrivendo, dare al suo pubblico gli strumenti necessari per poter apprezzare o meno il libro, il film, o qualsiasi cosa si stia recensendo, e non dovrebbe essere mai e poi mai una sorta di consigli per gli acquisti. Invece mi ritrovo, inevitabilmente, a scrivere una lunga lettera d’amore verso quella che per me è senza alcun dubbio la serie sci-fi a fumetti più bella degli ultimi anni. Se avete letto i primi sei volumi, potreste direttamente fermarvi qui, perché questo volume è sempre la stessa, meravigliosa botta di azione adrenalinica e di stravaganti creature come se piovesse.  Ho cercato invece di imbastire un lungo pezzo parlando dei motivi per cui se non avete mai preso in mano neanche il primo volume, dovreste sbrigarvi a farlo.

RIPENSARE LA FANTASCIENZA D’ESPLORAZIONE

Cos’è la fantascienza? Cosa dovrebbe fare un buon fumetto di fantascienza per essere definito come tale?
Facilissimo: deve farti esplodere la testa. A ogni pagina dovresti rimanere incredulo, a bocca aperta per tutti i mondi meravigliosi che potresti vedere, dovresti stropicciarti gli occhi ad ogni pagina. Quello che leggi dovrebbe essere sempre qualcosa di fantastico, di irrealizzabile. Non importa se non capisci la tecnologia, o stai vedendo cose improbabili. Voglio dire, a malapena riusciamo a formattare il computer, che possiamo capirne di una tecnologia futura?
Invece oggi siamo schiavi della plausibilità a ogni costo. Sembra  che ogni media oggi usi la fantascienza come un mezzo per poter raccontare in maniera più scanzonata possibile un altro tipo di storia, lasciando perdere l’effetto meraviglia che può darti un mondo popolato dai mostri, o che so, un’astronave. Il problema che annichilisce la fantascienza dei nostri tempi è questo, oggi tutti vogliamo qualcosa da sviscerare, per sviscerarne il contenuto. Niente più mondi improbabili quindi, ma storie a la Black Mirror, futuri che assomigliano – o sono già in potenza – simili al nostro presente.
Che sia colpa dei nostri tempi, di questo “eterno presente”, se oggi non esiste nulla di visionario come Ghost in The Shell o L’incal?
Black Science invece è pronto a sbattervi in faccia centinaia di pagine di pura azione, abbozzando soltanto l’aspetto psicologico dei personaggi.
L’idea alla base poi è semplice: di fatto è Lost in Space, ma invece di perdersi nello spazio i nostri eroi si perdono in mille realtà parallele, mentre il nostro protagonista è un uomo incapace di ogni relazione, egoista come pochi, e alla ricerca spasmodica di risultati scientifici.
Questo porterà alla rovina il gruppo di sventurati da lui assemblato , che nel migliore dei casi soffrirà di una morte cruenta. Sembra così che in infinite realtà parallele non esista realtà dove il nostro protagonista non sia cosi pieno di sé e arrogante,e questo non fa che peggiorare il quadro generale. E quindi via, verso il prossimo disastro in un’altra dimensione.

[Papà mi sono perso nelle dimensioni per colpa tua,ma ti voglio bene]

Ecco, questo è Black Science. Davvero,tutto quello che vi serve sapere è in queste poche righe. Anche in questo settimo volume, dove dovremmo tirare un po’ le somme, non succede in fondo nient’altro. Si passa pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo al prossimo cliffhanger. Che rispetto al successivo non è nulla.
Una storia semplice, semplicissima che però fa della spettacolarità, del suo febbrile rilancio numero dopo numero in situazioni sempre più assurde il suo incredibile punto di forza. Remender ha preso quello che di bello c’era in Star Trek – esplorare e scoprire nuove civiltà – e averlo reso la peggiore esperienza possibile.

Ma il vero motivo per cui questa serie è fenomenale, il vero punto di forza, è il comparto grafico, che rende Black Science un capolavoro a tutti gli effetti. Vien da immaginare Remender a una scrivania dire a Scalera e a Dinisio qualcosa come “Ragazzi, dovete esagerare. Voglio dire, vi ho appena chiesto di disegnare un supereroe che  deve salvare suo padre dall’evirazione da parte di questo… essere. Voglio vedere su quelle pagine le scene più allucinanti che vi vengono in mente. Capite? Esagerate, non voglio freni da parte vostra.”

A fare la parte del leone qui sono soprattutto i disegni, la storia del resto è sempre la stessa, e noi non stiamo parlando di nulla di raffinato, anzi. Dimenticatevi le elucubrazioni di Odissea nello Spazio e del suo Starchild, e perdetevi con noi in un mondo stipato ad ogni vignetta di mostri sempre più assurdi, senza nessuna prospettiva e magari con tonnellate di linee cinetiche, come in un fumettone anni ’90.
Volume dopo volume la storia è esile, abbozzata, e a farla da padrone sono i colori sgargianti, le improbabili macchine per il salto dimensionale, gli assurdi personaggi e le esplosioni come se piovessero. Un gigantesco frullato anni ’90 pieno di steroidi.
Perdetevi anche voi in un fumetto così acidamente strampalato da essere unico e che, nonostante sia già al settimo volume, non viene mai troppo considerato, specie dalla nostra critica fumettistica. Soprattutto in un mondo dove siamo invasi dai fumetti di fantascienza, questo fa ancora più male. Tra un Saga e l’altro, prendete il pilastro assieme a Grant McKay, e perdetevi in qualche mondo bislacco. Ogni tanto fa bene allo spirito lasciar correre la propria immaginazione, senza doversi fermare al dover capire ogni dettaglio, o cercare l’amore in qualche mondo lontano.

Black Scienze 7

Black Scienze 7
8.2

Storia

7.5 /10

Disegni

9.0 /10

Colori

8.0 /10

Originalità

8.5 /10

Scorrevolezza

8.0 /10

Pros

  • Sempre squisitamente folle
  • Cliffhanger finale da applausi

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