Una verde allegoria – Vivi e Vegeta 1/2, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

Con la fantasia si possono generare migliaia di mondi e realtà, viaggiare nel passato, nel futuro, o in universi paralleli. Eppure, in questa miriade di possibilità, ci sono alcune strade ancora decisamente poco esplorate, come quella intrapresa da Francesco Savino e Stefano Simeone in Vivi e Vegeta, un racconto noir i cui protagonisti sono piante antropomorfe, vive all’interno di un regno vegetale diviso dagli esseri umani.

L’idea, di per sé piuttosto inedita, portava con sé delle difficoltà di un certo peso, legate soprattutto al genere di racconto da narrare, preferendo alla semplice commedia, poco rischiosa, la scelta di un vero e proprio giallo. Saranno riusciti nel loro intento?

Vivi e Vegeta

Vivi e Vegeta si compone di due stagioni, l’una a distanza di dieci anni dall’altra, condividendo buona parte dei protagonisti. I due autori ci catapultano all’interno del regno vegetale, in cui anni prima uno scisma aveva diviso le piante dai fiori, lasciando le due parti in un regime di diffidenza reciproca. Non basterà a fermare Carl, un giovane cactus alla ricerca della sua amata, partita per il distretto dei fiori e non più tornata. La sua misteriosa scomparsa, unita ai rapimenti in corso nel distretto, porterà Carl a dover affrontare una battaglia che non sente sua. Cosa si cela dietro ai rapimenti? Chi trama contro il distretto dei fiori?

La prima stagione ha un aspetto decisamente cupo, molto vicina allo stile narrativo che ha reso celebre diverse opere televisive, quali Twin Peaks e True Detective. Si nota una certa passione da parte di Savino, pronto a costruire un racconto che sappia essere criptico ma al tempo stesso lineare, non approfondendo dove non ne sente il bisogno, snellendo la sceneggiatura e mantenendo un buon ritmo, in grado di spingere il lettore ad una versa e propria immersione. Ad emergere è anche una buona satira, anche se piuttosto embrionale, soprattutto se messa a confronto con la seconda stagione.

Odio di Palma

Al contrario, Odio di Palma possiede un carico allegorico molto più chiaro. Sono passati dieci anni dagli eventi che hanno scosso il distretto dei fiori, ma alla loro pace non è affatto corrisposta serenità nel distretto delle piante. Il recente arrivo di piante di palma ha generato una ondata di intolleranza, guidata da dei fanatici contraria alla presenza di queste piante “immigrate”. In uno scenario del genere i protagonisti si trovano di fronte a una nuova ondata di omicidi, dall’aria decisamente misteriosa e difficile da spiegare. Sull’orlo di uno scontro in campo aperto, in una guerra fratricida, starà a Carl e ai suoi amici il compito di salvare nuovamente la situazione, alla ricerca di chi tira le fila da dietro le quinte.

Questa seconda stagione si contraddistingue da un lato per la forte metafora con la contemporaneità, scrivendone una vera e propria satira, dall’altro dal desiderio di legarsi con la prima stagione, chiudendone così il cerchio. Particolare notare come, tra i temi principali, vi sia la crescita e la redenzione di Carl, protagonista suo malgrado di un eroismo che non sente gli appartenga. Proprio per questo è un personaggio in grado di essere apprezzato, per il suo essere fallace, imperfetto, “umano”.

Tra piante e fiori

La caratterizzazione dei personaggi non è male, ma non brilla neanche. Oltre a Carl sono pochi i personaggi in grado di essere davvero caratterizzati a tutto tondo, ma ciò non è un reale difetto, vista la natura del racconto. I due volumi vogliono infatti presentare e dare importanza alle storie al loro interno, in cui i personaggi sono in fondo maschere teatrali usate dalla sapiente mano del proprio autore.

Mentre Savino si è quindi divertito a giocare con i personaggi, mettendoli sulla scena, è di Stefano Simeone il merito di aver creato questo fantastico mondo, con delle scelte di design davvero efficaci. Non era di certo facile mantenere l’equilibrio tra l’antropomorfizzazione dei personaggi e la loro natura arborea da mantenere, ma il risultato finale è stato davvero soddisfacente. Figure longilinee e linee morbide sono la parola d’ordine per portare sulla scena il mondo di Vivi e Vegeta, con il colore che è parte integrante di questa rappresentazione.

I colori sono infatti lo strumento attraverso il quale viene data profondità alle linee più leggere, donando una maggiore potenza espressiva e soprattutto catturando l’occhio del lettore, anche grazie a dei colori dominanti decisamente differenti da quelli a cui siamo abituati: a farla da padrone, in Vivi e Vegeta, sono il giallo, il verde e il marrone, mostrando con grande forza i colori del mondo vegetale.

Tra digitale e reale

Nata come webcomic, Vivi e Vegeta è una serie trasposta in cartaceo con Bao Publishing, il cui secondo volume vedrà la luce proprio oggi 18 Ottobre. Due volumi che non solo non tradiscono l’originale natura del webcomic, non snaturandone la struttura ma valorizzandola, ma che aggiungono anche degli intriganti contenuti speciali, degli “spin-off” in grado di ampliare la visione di questo particolare mondo (di cui speriamo non smetteremo di sentir parlare).

Se infatti Vivi e Vegeta 2 – Odio di Palma chiude il cerchio aperto nel primo volume, non per questo il mondo creato da Savino e Simeone ha esaurito le proprie storie da raccontare. Torneranno quindi a calcare le scene dei loro verdi protagonisti?

A noi, per ora, non resta che lasciarci catturare da questo intrigante noir.

Vivi e Vegeta

7.4

Sceneggiatura

7.5/10

Disegno

7.5/10

Colori

7.5/10

Caratterizzazione

6.5/10

Originalità

8.0/10

Pros

  • Noir al punto giusto
  • Una perfetta sinergia di disegno e colore
  • Pungente satira

Cons

  • Poco caratterizzati i personaggi

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