The Umbrella Academy [Apocalypse Suit/Dallas], la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

Parliamoci chiaro: Netflix è sinonimo di successo. La celebre piattaforma di streaming online ha infatti legato il suo nome alla produzione di serie originali decisamente apprezzate dal pubblico (al contrario della produzione cinematografica, a onor del vero). Da House of Cards, passando per Narcos, e arrivando a Stranger Things, Netflix ha influito in maniera decisamente forte nell’immaginario collettivo.

Tutto ciò senza vergognarsi di aver saputo cogliere a piene mani dal mondo del fumetto, come successo con le serie Marvel, filone aperto con Daredevil, e distribuendo internazionalmente Titans, serie dedicata al celebre gruppo del mondo DC Comics. Per questo non deve stupire la scelta di trasporre in una serie televisiva The Umbrella Academy, ciclo fumettistico con una struttura a dir poco perfetta per il mondo del piccolo schermo.

Ma, un momento: lo abbiamo già detto che l’autore è Gerard Way, cantante dei My Chemical Romance?

Apocalisse

Ed ha valso anche l’Eisner Award al buon Gerard, ma forse è meglio andare con ordine.

L’ambientazione e la trama riescono a fondere elementi di sci-fi con forti componenti gotiche, a tratti horror, generando un racconto distopico che, fin dalle prime pagine, circonda di mistero il lettore. Cos’è l’Umbrella Academy? Sir Reginald Hargreeves, eccentrico milionario, raccoglie intorno a sé sette bambini dalle oscure origini, dotati di poteri assolutamente fuori dalla norma. Essi finiranno per formare un supergruppo, il cui scopo è tutt’altro che chiaro. I piani però non andranno come previsto da Reginald, portando prima allo stravolgimento e la divisione del gruppo, e infine alla morte di Reginald stesso, motore iniziale della narrazione. Il tutto lasciando ancora i membri dell’Umbrella Academy senza idea del loro scopo, fino a quando la verità verrà a galla, una verità più grande di loro: salvare il mondo dall’Apocalisse.

Numeri

La difficoltà principale è stata decisamente quella di gestire un cast molto corposo, in cui i membri dell’Umbrella Academy sono solamente il nucleo, in un universo dove gli intrighi e gli ostacoli sono l’assoluta norma. In un mix di presente e passato conosciamo così i sei personaggi principali, in un equilibrio decisamente molto particolare. A reggere i loro rapporti non vi sono infatti esclusivamente i poteri, ma anche le difficoltà nell’interagire di personalità differenti, in cui l’abilità dello sceneggiatore si nota nel non “appiattire” le sfumature, preferendo ampliarle e costruendo dei personaggi davvero tridimensionali. Amore, rancore, affetto, egoismo: i personaggi di Way sono umani, fallaci, colpevoli di sbagli e tutt’altro che eroi senza macchia.

Il tutto senza però sfociare nella costruzione di anti-eroi, quanto di eroi inizialmente non ancora tali: una storia di origini corale, soprattutto nel primo dei due volumi attualmente pubblicati, Apocalypse Suite. La crescita è uno scopo fondamentale del racconto, senza il quale sarebbe finito per essere snaturato.

Dallas

Se Apocalypse Suit vi farà apprezzare il mondo di Umbrella Academy, sarà Dallas a farvene innamorare, in un racconto avvincente il cui fulcro sarà l’abilità del quinto elemento della squadra: viaggiare nel tempo. Un volume il cui unico consiglio è quello di allacciare le cintura, per restare rapiti da Umbrella Academy. E, rispetto a chi ha letto il volume diversi anni fa, i lettori di oggi potranno gioire, perché il terzo volume è ormai in corso di pubblicazione negli Stati Uniti e in arrivo anche in Italia.

Ma, si sa, il successo di un fumetto non è solo farina della sceneggiatura. A convincere è infatti il lavoro alle matite di Gabriel Bà, disegnatore tutt’altro che anonimo, in grado di imprimere grande personalità nelle pagine di The Umbrella Academy. La particolarità del tratto, che avete già visto scorrendo questa recensione, vi avrà già fatto comprendere come il realismo non vada di moda in Umbrella Academy, lasciando spazio ad una visione decisamente più ricca di immaginazione, ereditando molto da Mike Mignola e dal suo Hellboy, così come la vicinanza con Tim Sale (la tetralogia Colori in Marvel e Batman Il Lungo Halloween/Vittoria Oscura), prediligendo l’espressività e la morbidezza, restituendo una grande fluidità dell’immagine, amplificando la sensazione distopica del racconto.

Oblivion

In attesa del terzo volume, Hotel Oblivion, lanciarvi nel mondo di Umbrella Academy è un obbligo. Un obbligo perché è la chiara dimostrazione di come il fumetto e le serie televisive siano due media in grado di mescolarsi, in cui ognuno dà spunti, non solo contenutistici, ma anche formali, all’altro, finendo così per generare delle opere che nascono perfette per delle trasposizioni (basti pensare anche a come Netflix stia non solo per produrre serie televisive dalle opere di Mark Millar, ma come stia già pubblicando serie a fumetti dello stesso autore).

E perché il mondo creato dalla mente di Gerard Way è veramente affascinante da esplorare.

The Umbrella Academy – La Suite dell’Apocalisse e The Umbrella Academy – Dallas sono disponibile in Italia in volumi BAO Publishing.

The Umbrella Academy

0.00
7.7

Sceneggiatura

7.5/10

Disegni

7.5/10

Colori

7.5/10

Caratterizzazione

8.0/10

Originalità

8.0/10

Pros

  • Ottima commistione di vari generi
  • Caratterizzazione di un cast ampio decisamente riuscita

Cons

  • Il tratto può non essere adatto a ogni palato

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