[SPECIALE] L’importanza di chiamarsi Uomo Ragno

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

Perdonerete la citazione ad Oscar Wilde, ma riesce perfettamente ad esporre il fulcro del nostro articolo. I prossimi mesi vedranno una vera e propria invasione della figura del tessiragnatele, seguendo il traino del prossimo film del Marvel Cinematic Universe, Spiderman Homecoming. Volumi, raccolte, edizioni speciali, cofanetti, non dubitiamo di vedere anche una Serie Oro, sono solo parte di un intero universo in procinto di esplodere.

Tutto per colui che era solo un ragazzino del Queens. Quanta strada da quel 1962…

Da grandi poteri…

Perché proprio l’Uomo Ragno? Parliamoci chiaro, sicuramente non è il suo animale simbolo. Il ragno è sicuramente meno affascinante di un leone, di un’aquila, di un serpente, di molti altri animali che popolano il nostro pianeta e l’immaginario di un bambino. Il ragno è più facilmente associabile alle soffitte, agli angoli bui, allo sporco. E Peter Parker? Non è un genio come Tony Stark. Non è un eroe di guerra come Steve Rogers. Non è un ragazzo alla moda come Johnny Storm. Peter è solo un comunissimo ragazzino, vittima di bulli per la sua passione per lo studio, che vive una vita assolutamente ordinaria e noiosa, con sua zia May e suo zio Ben. La vita che potremmo avere tutti.

Ed è esattamente ciò che ha reso l’Uomo Ragno vincente, fino a diventare l’icona della Casa delle Idee a tal punto da rivaleggiare, per fama, con mostri sacri del genere, quali Superman e Batman. Peter è noi, e noi siamo Peter, nei pregi e nei difetti. Quante volte sarà capitato, in una serata tra amici, di ritrovarsi a parlare del classico “Cosa faresti se avessi dei superpoteri?“. E quanti di voi hanno risposto, materialisticamente, “Troverei il modo di diventare ricco“. Il nostro Uomo Ragno è esattamente la prima cosa che fa. Sfrutta i suoi poteri non per il bene, non per la società, ma per se stesso. Pagandone un prezzo enorme: una vita nel rimpianto della morte di suo zio Ben. L’umanità del personaggio è ciò che lo rende tanto amato e tanto vicino, nelle varie fasi della sua vita editoriale. La prima adolescenza, la crescita, gli amori, l’età adulta, i lutti: tutto ciò contribuisce nel far amare al pubblico un personaggio che nelle prime pagine poteva risultare banale e poco interessante.

…derivano grandi responsabilità.

Un affetto che ha permesso al personaggio di travalicare i confini del fumetto, arrivando ad avere una serie tv live-action negli anni ’70 e diverse serie animate, fino ad arrivare alle trasposizioni cinematografiche. La trilogia girata da Raimi è già leggenda, mentre Andrew Garfield ha saputo dire la sua nell’interpretare l’eroe. Riuscirà Tom Holland a tenere fede ad un tale carico di aspettative?

Spiderman Homecoming arriverà così nelle sale con tanta attesa e curiosità, e non dubitiamo che il film sarà sicuramente suscitare più di qualche polemica. Come potrebbe essere altrimenti, vista la portata del personaggio?

Ma ciò che davvero sarà importante non sarà altro che il mantenere intatta la natura più intima dell’Uomo Ragno. Potremmo ambientare il film alle Bahamas, potremmo dargli come simbolo un topo, e nulla cambierebbe, se si riuscisse a far uscire intonsa l’anima di Peter Parker. Un’anima in grado di non prendersi troppo sul serio, in grado di scherzare di fronte alla fine del mondo, in grado di donare speranza nel buio più tetro. Un eroe, ma anche l’amico su cui saper contare, quel semplice ragazzo del Queens da cui rifugiarsi dopo una pessima giornata, nel caldo abbraccio di quelle pagine lette e rilette per anni. Crescendo, ed imparando a crescere, insieme a lui.

Tom Holland e i Marvel Studios hanno di fronte a sé dunque un grande compito, e ci vuole sicuramente coraggio per affrontare una simile sfida. Vinceranno?

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