[SPECIALE] Immortal Hulk #1 – Un ritorno davvero terrificante

Fumetti
Massimiliano Perrone

Lo ammetto, non sono mai stato un fan del Gigante Verde, probabilmente non ho mai amato il personaggio, né il modo in cui veniva rappresentato, né, a maggior ragione, il modo in cui veniva scritto dai vari Autori. Probabilmente lo ho apprezzato nella gestione di Millar/Hitch durante Ultimates, ma quello era un Hulk davvero sadico.

Quando poi, in modo davvero controverso, Bruce Banner venne ucciso (verso la metà di Civil War II, quel crossover di cui nessuno, a ben vedere, vuole ricordarsi), il suo manto fu preso da Amadeus Cho, e da quel momento tutto cambiò. Arrivò il “Fichissimo Hulk”.

Possiamo dire che se prima non sopportavo la lettura di Hulk, con Cho ho chiaramente ricalibrato le mie aspettative al ribasso, complice anche la partnership con i Champions di Waid e Ramos. Tanto il panorama editoriale di quel periodo era infarcito di produzioni di dubbia qualità, potevo benissimo sopportare un altro titolo mediocre.

Tuttavia pare che qualcosa sia cambiato. Il Fresh Start ha offerto alle alte sfere editoriali la possibilità di porre rimedio agli sbagli della gestione ANAD, traslando, tra le altre cose, quel talento incompreso di Al Ewing al timone della nuova gestio di Hulk.

Traslazione che si fregia di alcune rivelazioni contenute in No Surrender, di cui Ewing fu co-autore, e che non rivelerò in quanto la (mini-)serie è ancora inedita in Italia, così come lo è questo primo numero. Quindi, per una volta, derogheremo al principio delle recensioni per story arc per dare spazio ad un numero uno davvero fresh, ancorché inedito: The Immortal Hulk, scritto da Al Ewing, disegnato da Joe Bennet, con copertine oniriche e orrorifiche (reminescenti di Lou Ferrigno) di Alex Ross.

IT’S HULK MEETS JOHN CARPENTER AND STEPHEN KING

L’idea di un revamp non solo della figura di Hulk ma anche, invero, del rapporto tra Banner/Hulk passa inevitabilmente per il viatico di un rapporto di on/off tra le due personalità.

Rapporto che viene declinato da Ewing nella morte, apparente, di Banner e, idealmente, contenuto nella massima secondo cui vi è un mostro nascosto dentro ognuno di noi, una creatura totalmente diversa da noi stessi, l’Heisenberg dentro ogni Walter White, il Dr. Jekyll & Mr. Hyde della nona arte.

L’idea che traspare da questo primo numero è quella di un racconto horror, di una storia oscura e dalle tinte sovrannaturali, una direzione davvero inaspettata per un personaggio come il gigante verde.

Questo primo numero, infatti, si articola in una storia al limite della brutalità, con una scena di apertura assolutamente inedita e nuova per il personaggio, una scena legittimamente cruda e terrificante. Ma la violenza di questo primo numero non è mai fine a se stessa, essa serve sì, come fil rouge della storia, ma, altresì, è giustificata nell’esigenza di spiegare la dualità del rapporto Banner/Hulk. Dualità, che come sopra sostenuto, è qui rappresentata dal binomio vita/morte delle due anime del personaggio.

Rapporto che, ironicamente, segue anche un ciclo Day & Night, per la serie “i mostri escono solo di notte”.

Al termine del primo numero abbiamo anche un piccolo omaggio alla serie televisiva degli anni ’80 (quella con Bixby e Ferrigno).

Ewing dimostra quindi di essere uno scrittore poliedrico, anche con personaggi che non conosce, in grado di lasciare la sua firma su qualunque cosa tocchi. Di istantanea comprensione, quindi, la direzione di questa nuova testata: esoterismo, mistero, orrore, sovrannaturale.

Ed il risultato è strabiliante, nonostante abbia pescato parzialmente dai lavori di alcuni predecessori sul gigante di giada, principalmente Lee & Kirby, ma anche la run di Peter David.

Artisticamente parlando, Bennet svolge un lavoro egregio, magistrale la sua rappresentazione della dicotomia Banner/Hulk. Il primo è infatti rappresentato come un uomo fragile, schivo, insicuro, una sorta di invisibile della società; Hulk è, all’opposto, rappresentato come un mostro enorme, ben diverso dalle precedenti incarnazioni, minaccioso, intimorente, una creatura figlia di non si capisce bene quale demone dell’inferno. Si tratta di una rappresentazione spaventosa, che ben chiarisce il futuro di questa nuova produzione.

The Immortal Hulk, stando alle ultime dichiarazioni in merito, sarà pubblicato, a partire dalla fine di quest’anno, sulle pagine dello spillato dedicato a Daredevil, ricongiungendo così la storica coppia (perlomeno in Italia) che rese celebre l’albo Devil&Hulk.

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