Shipwreck, di Warren Ellis, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

Negli ultimi anni Warren Ellis ci ha abituato a racconti davvero entusiasmanti e coinvolgenti. Non solo il suo lavoro nei comics di stampo supereroistico (dove comunque ha lasciato decisamente una ottima traccia di sé), ma soprattutto i suoi lavori indipendenti hanno accompagnato la crescita della fame dell’autore, come gli apprezzati Trees e Injection.

La distopia, la raffigurazione di futuri distorti, vicini quanto lontani, è il marchio di fabbrica dell’autore, in grado di mostrarci una visione non troppo differente da quella che Black Mirror ci ha presentato nei suoi episodi. L’ideale contorno di questo gustoso piatto è una violenza sui generis, spesso fredda e priva di sensibilità, restituendoci l’impressione di qualcosa di innato nell’animo umano. Shipwreck non è una eccezione, risultando quasi una summa delle caratteristiche dei lavori dell’autore.

Sogno o son desto

Si può decisamente dire poco della trama vera e propria di questo volume unico, composto di sei capitoli che racchiudono l’alfa e l’omega di questo racconto. Questo perché il nostro punto di vista è pienamente quello del protagonista, naufrago in un mondo all’apparenza incomprensibile, in un viaggio a dir poco onirico dove ogni capitolo aggiunge un tassello alla comprensione vera e propria della storia. Ci ritroveremo quindi a scoprire la vera identità di questo nuovo mondo, e le ragioni che hanno spinto il naufrago, il dottor Shipwright, ad affrontare un viaggio che esula dai normali limiti del tempo e dello spazio. Un cammino costellato di violenza, alla ricerca non solo della vendetta, ma anche della verità su quanto accaduto.

Ellis ci accompagna così in un appassionante thriller distopico, dove il senso di spaesamento spinge il lettore a divorare le pagine, con il piacevole bonus del suo essere a tutti gli effetti un corpus unico, senza necessità di prequel o seguiti.

Naufrago

Non basta però il solo lavoro di sceneggiatore per parlare di Shipwreck. Phil Ester alle matite e Mark Englert ai colori sono una coppia davvero straordinaria, in grado di meritare una unica citazione. Questo perché il tratto di Ester è sì un ottimo mix di sporco e di lineare, ma sono i colori di Englert a rendere ogni pagina un vero e proprio quadro di arte moderna, attraverso l’uso delle tonalità allo scopo di trasmettere diverse emozioni al lettore. Poche sono le sfumature, in favore di corposi effetti di colore in grado di colpire l’occhio di chi si appresta a sfogliare queste pagine.

Il tratto di Ester, nel suo irrealismo, rappresenta in maniera ideale il racconto di Ellis, senza perdersi in tentativi di realismo e addirittura esagerando, costruendo tavole assurde quanto efficaci.

Salvezza

Shipwreck è, per certi versi, una rivisitazione in chiave moderna del Robinson Crusoe di Defoe. Peccato solo che Ellis gli abbia dedicato così pochi capitoli, perfetti per una lettura veloce e per la natura stessa del racconto attuale, ma che tradisce diverse potenzialità poco sfruttate e che potrebbero essere la base per un futuro tornare sul tema da parte dell’autore.

Leggerlo? Non leggerlo? I buoni motivi per consigliare Shipwreck sono decisamente non pochi, a partire dal porsi a metà tra il mondo del comics seriale di marchio statunitense e quello delle cosiddette graphic novel, nell’accezione di volume unico che abbiamo fatto del termine negli ultimi anni.

Appassionante, coinvolgente, onirico e sorprendente: se siete alla ricerca di una lettura che sappia donarvi tutto ciò, Shipwreck è ciò che fa per voi.

Pubblicato in origine per Aftershock, in Italia è edito da SaldaPress.

Shipwreck

7.6

Sceneggiatura

8.0/10

Disegni

7.5/10

Colori

7.5/10

Caratterizzazione

7.0/10

Originalità

8.0/10

Pros

  • Ottima sinergia tra disegno e colore
  • Ellis resta fedele ai suoi marchi di fabbrica
  • Un distopico Robinson Crusoe

Cons

  • Può risultare una lettura poco chiara

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