Sheltered Vol. 1/3 – La Recensione

Fumetti
Massimiliano Perrone

Recensione di Sheltered (volumi da 1 a 3) edito da Image e distribuito in Italia da Saldapress.
Scritta da Ed Brisson e disegnata da Johnny Christmas.

ONE LAST STORY BEFORE MIDNIGHT

Fin dal sottotitolo di Sheltered (Prima dell’Apocalisse) sappiamo di che cosa tratterà questa mini-serie. Sarà una storia che si svolge prima dell’apocalisse, prima della fine, prima dell’oblio della morale.

Prima dell’inevitabile e ineluttabile fine di tutto ciò che ci è più caro.

Tuttavia, stante ciò che all’apparenza può sembrare la solita storia di distruzione (e ricostruzione/sopravvivenza) del genere umano (e ne abbiamo vista di roba simile, basti citare The Last of Us, Enslaved, Crossed, The Walking Dead, Io sono Leggenda, East of West, The Massive, 28 Giorni Dopo, Winter World e Mad Max, solo per citare alcuni esempi tratti sia dal medium del fumetto, che da quello cinematografico e videoludico), Sheltered è molto di più di una semplice abusata, e blasonata, etichetta.

Questa è una storia che si pone ex ante rispetto al solito racconto pre-apocalittico.

Sheltered racconta una storia diversa, una storia di innocenza, una storia di prepotente emancipazione e di violenta introspezione, aventi ambo gli elementi un solo protagonista: il fanciullo. 

Fanciullo troppo acerbo per capire le ripercussioni della sua condotta, troppo inesperto per ricercare l’indipendenza dal nido familiare.

Ed Brisson e Johnny Christmas giocano la carta della crasi fra più generi, per portarci in un mondo a metà tra il Signore delle Mosche, Battle Royale (o Hunger Games), The Village e The 100.

Sarà pronto il lettore per una storia che vede il giovane contro l’adulto, il bene contro il male, la vita contro la morte?

Seguiteci e lo scoprirete.

THE ECSTASY OF PARANOIA

Il primo volume di Sheltered serve essenzialmente da “kickstarter” per gli eventi che seguiranno nei successivi due volumi, e che vedranno i nostri protagonisti impegnati in una lunga corsa contro il tempo per fermare l’inevitabile: ovvero non solo, apparentemente, la natura ma, bensì, i loro stessi compagni.

Coloro che un tempo chiamavano amici.

Il sipario si apre su di un piccolo “villaggio artificiale”, una sorta di comunità seclusa ai margini del mondo civilizzato (tipo Christiania, o quella di The Village, per intenderci), si tratta di Safe Haven (nome un po’ troppo gimmick per storie di questo tipo, ad es. Sanctuary in TWD).

La particolarità di questa comunità è data da coloro che la abitano, un manipolo di paranoici con troppo tempo libero a disposizione.
Tuttavia gli abitanti di questo “fortino prefabbricato”, convinti che al mondo restino solo pochi mesi di vita a causa di un’imminente catena di spaventose eruzioni vulcaniche che oscureranno il sole, che distruggeranno tutto e che stermineranno il resto della popolazione mondiale, si stanno organizzando per evitare l’inevitabile, o meglio: per sopravvivere a ciò che verrà dopo l’inevitabile.

Ma non è detto che ciò che verrà prima costituisca una semplice “camminata nel parco”.

Interessante sarà vedere come Brisson tirerà i fili di Sheltered, per il viatico di una palpabile tensione con effetto on/off, portandoci fin da subito a dubitare dell’effettiva possibilità di accadimento di quest’apocalisse e, soprattutto, della sua effettiva estensione globale.

Ecco però che succede l’impensabile, il “sangue giovane” decide che è ora di ergersi sulle proprie gambe e decidere in completa autonomia del proprio futuro.
E così si compie il “primo sangue” di Sheltered, il primo vero colpo di scena della gestio Brisson.  Coi figli dei protagonisti, che con una freddezza degna del ghiaccio eterno decideranno di compiere il passo più lungo della gamba.

Compieranno infatti un parricidio di massa di tutti i genitori del villaggio.
Il tutto allo scopo precipuo di mettere in atto un vero e proprio coup d’etat, nel nome della salvezza e della selezione naturale. Essenzialmente in barba alla paranoia dei loro stessi genitori.

Così inizia il battesimo del fuoco della gioventù di Safe Haven, che vedrà tutti i sopravvissuti della comunità, composta esclusivamente da minori dal grilletto facile, precipitare in una lenta e inesorabile spirale discendente fatta di follia e sofferenza.

Una spirale che il lettore vivrà per il tramite delle due protagoniste della storia, ovvero Victoria e Hailey, unici bagliori di speranza in mezzo a questa scia di sangue e paranoia.
Le quali si dimostreranno fin da subito ignare delle azioni dei relativi coetanei, pur apprendendo relativamente presto delle azioni di questi, e delle relative pulsioni omicide, figlie di una troppo ipertrofica emancipazione.

Fin da subito si scoprirà anche l’identità dell’artefice di questo parricidio di massa, ovvero Lucas, incarnazione fisica dell’ansia, personificazione della paranoia e spietato leader, calcolatore e malvagio oltre ogni limite. Il quale lo si vedrà, nel corso dei tre volumi, non farsi alcun scrupolo per il raggiungimento dei propri meschini obiettivi.
Lo si potrebbe quasi definire come il sedicente capo di una delle tante sette che durante gli anni 80/90 indussero al suicidio di massa per conto di un “bene superiore”.
Una sorta di malvagio lord ipnotizzatore.

THOSE WHO AGREE WITH YOU ARE INSANE

Premesso quanto appena scritto, Sheltered diventa subito molto più interessante, e notevolmente diverso dalla cloaca di produzioni post-apocalittiche che paiono ormai aver saturato, nonché appestato, qualsiasi area della pop culture, dal cinema al fumetto.

Quindi preparatevi, si tratta di un ottimo prodotto, sempre purché siate degli amanti del genere apocalittico, sia esso pre o post tale.

Vi sono poi, ovviamente, un paio di fattori mutuati direttamente dai cardini del genere madre.

Uno tra questi è dato dall’isolamento (relativo) dei protagonisti: in parte grazie alle macchinazioni e alle menzogne del precedente gruppo di adulti, in parte grazie al ferreo e, invero, quasi ipnotico controllo che Lucas è riuscito ad instaurare successivamente alla rivolta interna dei giovani.

Ah, le colpe dei padri, quale motivo ricorrente, ennesimo filo rosso di questo genere.

Esempi di tali considerazioni (concernenti l’isolamento) sono dati dallo stato delle comunicazioni nel villaggio, le quali risultano quasi tutte distrutte o mal funzionanti (oppure sequestrate); alla penuria di veicoli motorizzati (i quali risultano anche senza benzina). Da tale situazione ricaviamo che non vi è nessun modo per allontanarsi da Safe Haven, complice ad adiuvandum anche il clima rigido e inclemente, quasi come si trattasse di un incantesimo, che circonda la cittadella.
A questo fattore bisogna aggiungere che, date le ambientazioni principali in cui si svolge Sheltered, ovvero principalmente i bunker della città, i prefabbricati al suo interno (o le cantine di alcune sparute abitazioni), il lettore si trova fin da subito calato in un contesto claustrofobico, opprimente, al limite della pazzia progressiva. Una sorta di Jacob’s Ladder in esterna.

Un altro elemento, che sembra direttamente mutuato da The Village, è dato dall’incertezza circa la veridicità, nonché all’accertamento, delle affermazioni tanto degli adulti quanto di quelle di Lucas.
La ratio sottesa all’insicurezza circa le affermazioni dei defunti padri ben si concilia con la situazione attuale dei protagonisti. Di fatto, il pugno di ferro esercitato da Lucas risulta sufficientemente efficace a dissuadere i pù audaci dal chiedere la prova delle affermazioni di questo circa la catastrofe imminente.

Tutto questo contribuisce quindi a creare una situazione non dissimile a quella di The Village (con un pizzico di The Dome), in cui vi è il sentore che quanto professato da Lucas possa essere solamente una menzogna, e neanche lontanamente un paventato pericolo.

Di conseguenza Sheltered si trasforma ben presto in un “figliastro” del Signore delle Mosche,  in cui dei presunti e innocenti ragazzini finiscono per gettarsi in una guerra contro i mulini a vento; guerra che inevitabilmente terminerà prima con la perdita della loro innocenza, poi con la perdita della loro sanità mentale e infine con la loro morte.

Allora viene da chiedersi spontaneamente una cosa: che il sottotitolo della storia di Brisson si riferisca in realtà alla moralità e ai valori dei sopravvissuti? Elementi sacrificati in “onore” della salvezza e del “fine giustifica i mezzi”. La conclusione pare reggere, specie se si considera che in questo primo volume non ci viene mai mostrato il mondo esterno, ma quasi solamente il punto di vista interno del demagogo per eccellenza, Lucas.

Quel poco che ci viene mostrato nel primo numero, al di là del prologo iniziale, è costituito dalla fuga delle due protagoniste dall’orrore scatenato da Lucas e dalla susseguente “caccia all’uomo”, messa su da quest’ultimo per impedire che le due ragazzine possano avvertire le autorità del pericolo.

Il tutto inscenato attraverso le bieche, meschine e deplorevoli azioni di Lucas, che con sapiente freddezza e abile maestria riesce a piegare le menti degli altri ragazzini al suo volere, convincendoli a fare tutto ciò che egli vuole (complice anche la minore età di questi rispetto all’antagonista).
Ma cosa succede quando il dubbio inizia a serpeggiare nella mente di alcuni dei seguaci di Lucas? La risposta l’Autore ce la da nel modo piu’ brutale possibile, con un’esecuzione tesa tanto a rafforzare il suo giogo sugli altri quanto a occultare le crepe nella sua storia, spostando l’attenzione dalle sue azioni a quelle delle due fuggiasche, imputando a queste due le azioni dal primo poste in essere.

Ma non finisce qui, alla fine del primo volume l’Autore ci delizia con un altro plot twist davvero interessante, attraverso l’aggiunta di un elemento estraneo al gruppo dei ragazzi, un pericoloso trojan horse nel loro tranquillo e artificioso santuario.
L’arrivo di tre estranei finirà per pregiudicare definitivamente il precario castello di carte orchestrato da Lucas, allo stesso modo incrinato sarà il suo incantesimo sulle menti altrui. Ed ecco che il lettore viene lasciato in balia di un cliffhanger notevole.

Che sia arrivata la fine del breve regno di Lucas? Che la realtà sia finalmente venuta a bussare a Safe Haven?
Un rifugio fatto di troppa violenza e poca intelligenza.

THOSE WHO DO NOT AGREE WITH YOU ARE IN POWER

Il secondo volume sposta la proprio attenzione da un’altra parte. Esso comincia immediatamente con un breve flashback relativo al gruppo di estranei, prima che questi piombassero nel “regno” di Lucas.

Si scopre quindi la natura della loro visita, questi erano stati infatti ingaggiati per portare dei pannelli solari a Safe Haven. Insomma, si trattava di una semplice questione lavorativa. Era semplice lavoro, necessario per portare a casa il pane per la propria famiglia.
Solo un semplice lavoro, come tutti gli altri, da finire in fretta per poi tornare nel proprio porto sicuro, dai propri figli. Al sicuro da quella “paranoia collettiva” che è Safe Haven, lontano da quella trappola mortale.

Ed ecco che come un pugno in faccia la trama accelera di nuovo, fino al momento in cui ci eravamo lasciati nel precedente volume.
Basta solo una distrazione, un fuoco di paglia negli occhi dei lavoratori per infiammare i golem di Lucas. Ecco come quella che doveva essere solamente una quisquilia lavorativa si trasforma in una girandola di morte e violenza.

È l’inizio della fine.

In una frazione di secondo i tre lavoratori scendono ad uno soltanto, il quale diventerà ben presto la preda di un gioco fin troppo spietato, una sorta di passatempo per Lucas e i suoi “segugi”, teso essenzialmente a distogliere questi da problemi ben più gravi (problemi che verranno immediatamente avvertiti anche dal lettore).
Ed intanto è esploso il caos a Safe Haven: la venuta dei tre estranei ha portato danni che di collaterale hanno ben poco e che rischiano di far precipitare nel nulla tutto il lavoro fatto da Lucas fino a quel momento. Si rendeva necessario ristabilire l’ordine, incantando nuovamente gli adepti, riportandoli a quello stato di cieca obbedienza precedente.

Ma che fine hanno fatto le nostre protagoniste invece? Viene fuori che sono ancora nel malsano fortino, non sono scappate, si sono solamente nascoste dove non possono essere trovate dal reich di Lucas (complice anche l’ausilio del fratello di una delle due, che si trova a dover reggere un gioco fin troppo piu’ grande di lui).

Brisson decide allora di sdoppiare il filo rosso principale, alternando tra:  il punto di vista delle due sorelle, impegnate tanto a sopravvivere quanto a svelare la menzogna di Lucas; quello di Travis (l’unico sopravvissuto dei lavoratori), impegnato in una fuga, senza apparente via di scampo, tra i boschi innevati e integerrimi dell’outback nelle immediate vicinanze di Safe Haven.

Ed ecco che verso la metà del volume le due protagoniste riescono nel loro intento di rimuovere il velo dell’ignoranza (di rawlsiana memoria) dai lacchè di Lucas: ma avrà realmente aperto gli occhi di questi? O avrà solamente amplificato la loro isteria, trasformandola in una furia ancora più cieca e violenta?

Tralasciando (per ragioni di spoiler) la situazione degli inseguitori di Travis, è bene far presente come quest’ultimo stia riuscendo lentamente nell’impresa di sopravvivere, non senza scoprire che chi gli sta sparando addosso è solamente un ragazzino.
Ma la legge della natura non conosce alcuna diversità fra bambini e adulti, solo il più forte sopravvive, e questo l’inseguitore di Travis lo imparerà a sue spese.
Purtroppo per Travis, si tratta solamente di una vittoria pirrica. Egli riuscirà certamente a raggiungere un’abitazione ai margini della società civile (la più vicina a Safe Haven), al fine di avvertire le autorità, se non fosse che anche il resto dei suoi inseguitori si trova in quella stessa abitazione.

Ma ormai è troppo tardi, il dado è tratto, ed è troppo buio per vedere oltre il miraggio di questa finta salvezza.

Dall’incontro tra Travis, ormai poco più che un “lupo ferito” agonizzante, e i suoi inseguitori ne deriverà una lotta senza quartiere, la quale non lascerà né vinti né vincitori, ma solamente una vita spezzata di troppo.

A Safe Haven invece non va molto meglio, la verità rivelata da Victoria non ha avuto l’esito sperato, e lo stesso Lucas rimane vittima del suo stesso veleno, ovvero di un colpo di stato perpetrato dalla frangia più estrema dei suoi supporters, che in quanto a brutalità risultano superiori perfino allo stesso sedicente leader.
Così accade: Lucas viene forzosamente costretto ad abdicare il suo trono d’avorio, ed improvvisamente non ci sono più stelle in cielo.
Ma questo non basta ai nuovi padroni di casa, essi vogliono esercitare un controllo assoluto e inflessibile.
Alle due protagoniste (e al fratello di Hailey) non è permesso neanche lasciare Safe Haven, quasi come se la dittatura di Lucas avesse lasciato il posto ad uno Stato sotto corte marziale.

E così, nelle ultime pagine, mentre scende la “notte più profonda” su Safe Haven, i nostri protagonisti tentano di allontanarsi, ma è un nulla di fatto, un’amara illusione.

Non c’è via di scampo.

La mezzanotte è quindi arrivata e ha portato con se l’oscuro mietitore, il quale ci ricorda tristemente quanto fragile sia la vita umana.

Si chiude così questo secondo capitolo di Sheltered, lasciandoci con più di una domanda? Quanto più in profondità potrà scendere la pazzia del nuovo direttivo di Safe Haven? Quale sarà il ruolo del deposto Lucas? Quale sarà la reazione dei protagonisti, successivamente agli eventi di questo finale di volume.

ABSOLUTE DARKNESS

C’è un detto che recita “chi semina vento, raccoglie tempesta”, ma qual è la punizione per chi semina solo dolore?

Il volume finale di Sheltered ci proietta direttamente verso il capolinea dello neo-Stato militare degli adepti di Lucas.

Si tratta di un inesorabile countdown verso la fine, un saturnale di violenza illimitata.

Mentre Safe Haven sprofonda nell’anarchia piu’ totale, una delle due protagoniste riesce a fuggire e a raggiungere la città più vicina, al fine di riportare tutta la verità alle autorità costituite.
Denuncia che ha dell’incredibile, specie per una comunità piccola come quella limitrofa a Safe Haven, dove la cronaca nera è composta perlopiù dalla sparizione del bestiame altrui e da piccoli furti bagatellari. Però, come in questo caso, c’è una prima volta per tutto.

Ed ecco che quasi contemporaneamente si palesa subito un’altra vittima indiretta di questa tragedia: la moglie di Travis, che all’oscuro di tutto va a denunciare la scomparsa del proprio marito.
E’ un momento davvero terribile, che sarebbe stato perfetto anche senza nessun accompagnamento verbale.

Ed in poco tempo la situazione precipiterà ancora di più, con la polizia ormai alle porte di Safe Haven, l’ex gruppo di Lucas si troverà a dover approntare una resistenza suicida all’ultimo uomo. Mentre dall’altro lato la polizia avrà un compito ancora più arduo, ossia cercare di fermare questi giovani terroristi, senza tuttavia essere costretta a trucidarli in mondovisione.

Si sa che i minori scontano un’ovvia immaturità, propria della loro condizione di fanciulli. Ma qui siamo oltre, l’immaturità ha lasciato il posto alla bieca crudeltà, la quale conosce un solo rimedio: l’estirpazione. Metodo che la  polizia cerca di posticipare fino all’ultimo, tentando la strada del perdono fino alla fine.
Estirpazione che arriva quasi per sbaglio, un errore da parte dei “padroni di casa”, i quali senza un vero leader si trovano a ragionare solo impulsivamente e senza una vera compattezza decisoria, ed il superamento del rubicone è ormai un dato di fatto.

Non si torna piu’ indietro.

E mentre tutto il lavoro posto in essere dai parenti dei ragazzi viene distrutto in un battito di ciglia, allo stesso modo cadono le ultime sacche di resistenza del gruppo di Safe Haven.

La scena si sposta quindi su Lucas.
In una situazione simile agli ultimi momenti di Hitler nel bunker di Berlino, Lucas si ritrova chiuso, suo malgrado, in uno dei tanti prefabbricati di Safe Haven assieme ai suoi pochi fedelissimi rimasti, pronto per l’ultima resistenza.

Ma ormai i due schieramenti sono alla resa dei conti, la quale culmina col ritorno del rimorso in Lucas, un rimorso per aver fallito nell’obiettivo di superare il disegno che il padre tanto ambiva per la comunità di Safe Haven. Ossia, la salvezza.
Rimorso che ben si concretizza nell’ultima pallottola della sua pistola: un proiettile che porta il suo nome e che finalmente potrà liberarlo da quell’inferno da lui, volente o nolente, scatenato.

Silenzio, ecco un nuovo giorno.

La scena si sposta, quindi, in avanti di un paio di mesi: vite vengono ricostruite, seppur lentamente; indagini vengono incominciate e pene carcerarie vengono altresì scontate.
Ma forse è una punizione troppo lieve, la giustizia degli uomini non basta per i crimini di questi giovani irresponsabili, e gli eventi di Sheltered hanno dato prova della sicura inesistenza di qualsivoglia giustizia divina.

Rimane da fare appello all’unica forza davvero oggettiva e imparziale, l’unica giustizia davvero giusta: quella della natura.
Natura che si palesa nell’ultima pagina di Sheltered, e che porta il lettore a farsi una sola domanda.
Che Lucas fosse l’uomo giusto al momento sbagliato, il visionario martire sacrificato come capro espiatorio di una generazione senza piu’ valori. 

Una sorta di trasposizione su carta del Generale Hummel del film The Rock.

Cosi’ si conclude Sheltered, con un cliffhanger eterno e solamente ipotetico nella mente del lettore, al quale spetterà l’ardua sentenza sulle anime dei protagonisti.

A PRE APOCALYPTIC STORY: FEW LAST WORDS

Ed Brisson e Johnnie Christmas, rispettando i crismi tipici della narrativa apocalittica, invero fin troppo inflazionata, ci offrono un esempio di come questo genere possa offrire ancora qualche spunto originale e stimolante senza scadere nell’abuso di zombie, guerre atomiche, epidemie e alieni.

Essi riescono perciò a dimostrare al lettore come questo genere possa essere ancora capace di raccontare qualcosa di diverso e interessante.

Si apprezza sicuramente il perfetto connubio tra isolamento e paranoia, tra claustrofobia e pazzia. Il tutto senza minimamente scomodare alcun sensazionalismo tipico del genere, senza aggiungere nessun “effetto speciale”. Il tutto per merito dell’acume stilistico di Brisson.
Capace di alternare speranza e disperazione, in egual modo, tra le diverse fasi del racconto. Attraverso un continuo intensificarsi di azione e momenti di riflessione in maniera decisamente azzeccata e finalizzata al giusto sviluppo della trama. Riuscendo, altresì, a mantenere sempre vigile il lettore e a stimolarlo sempre durante la lettura di Sheltered.

Ma non solo, la storia infatti costituisce anche una parodia del movimento survivalist americano, il quale non è sicuramente sconosciuto ai cultori del genere apocalittico. Quante volte su History Channel o Discovery ci siamo imbattuti in trasmissioni ove persone di deprecabile stato sociale, e oltremodo fallace mentalità, si dilettavano in improbabili voli pindarici sulla sopravvivenza del genere umano dopo impossibili guerre nucleari, invasioni aliene, rettiliani et al. (vedi Scientology).

Inutile dire come anche “Il Signore delle Mosche” abbia giocato una parte importante in Sheltered, specie nella gerarchia giovanile, nella loro impulsività, nella voglia di essere liberi dai propri genitori e nella ricerca di una troppo inopportuna emancipazione.

Due brevi considerazioni sul lato artistico.

Purtroppo lo stile di Christmas lascia davvero troppo a desiderare in questo contesto, sarebbe stato sicuramente utile un disegnatore più realistico in punto di anatomia, unito ad un inchiostratore abile a rendere in modo dettagliato tanto le persone quanto il background. Godibile invece il suo modo di raccontare la storia, specie la scorrevolezza tra le scene.

Christmas infatti, col suo tratto talvolta fin troppo sporco e abbozzato (si potrebbe quasi dire grezzo e da disegnatore alle prime armi, se questo non fosse il trend attuale del comicdom), non riesce a rendere in modo ottimale determinate situazioni della storia, specie in casi concitati o con una moltitudine di attori sullo scena.
A tratti addirittura sembra davvero grottesco, anatomie senza senso, capelli che sembrano in realtà dei “salami di dubbia consistenza”.
Mentre altre volte, specie nei primi piani, rende davvero piacevoli i visi dei vari protagonisti, specie delle due ragazze. Insomma, uno stile che può non piacere a tutti e che in alcune espressioni facciali ricorda una brutta copia di Daniel Warren Johnson.

Per quanto riguarda i colori, forse sarebbe stato preferibile un maggiore realismo di questi, anche utilizzando una colorazione digitale unita ad una componente più dark e grime, tipica di un genere come quello apocalittico. Ma anche così la resa è decisamente buona.

THE BOTTOM LINE

Sheltered è una notevole storia. Un prodotto davvero ben confezionato.

Una piacevole deviazione da un genere davvero fin troppo saturo di produzioni di altalenante qualità, una boccata d’aria dopo troppo tempo passato al chiuso e nell’angusto. La storia scorre bene, alternando sapientemente momenti cupi e bui ad altri ancora più terribili e depressi.

Di fatto non c’è mai un bel momento per i nostri protagonisti, neanche alla fine, quando oltre al danno ricevono anche la beffa.
Beffa che arriva quasi come una punizione divina da parte della natura, tesa a “lavare via” tutto il sangue che è stato versato dalla casbah di Safe Haven sotto la gestione di Lucas, tutta la morte che da questi è stata causata.
Come si diceva sopra, peccato per il comparto artistico, il quale poteva essere sicuramente migliore.

Ma in breve, Sheltered si promuove a pieni voti come una storia da leggere tutta d’un fiato, cruda e depressa al punto giusto, che saprà regalarci momenti di autentico smarrimento, portando il lettore a chiedersi più volte non solo quale sia la morale dietro a tutte le azioni dei protagonisti, ma anche se, in un contesto simile, avrebbe agito come i protagonisti di Sheltered.

Sheltered

14.90 ogni volume
Sheltered
8.1

Sceneggiatura

9.0 /10

Comparto Artistico

6.0 /10

Scorrevolezza

9.0 /10

Originalità

7.5 /10

Fattore X

9.0 /10

Pros

  • Una storia davvero pre-apocalittica
  • Artisticamente appena sufficiente
  • Scorrevolezza invidiabile, si legge in pochissimo tempo
  • Cliffhangers e plot twists come se piovessero
  • Una storia davvero grime e bleak

Cons

  • Ma pur sempre appartenente ad un genere davvero troppo saturo
  • Ed è un peccato (comparto grafico)
  • E pure questo è un peccato (sulla scorrevolezza)
  • A quando un ipotetico volume 4?
  • Ho già detto peccato per il comparto grafico?

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