Roy Thomas: le sue considerazioni finali su Neal Adams e la Guerra Kree-Skrull

Fumetti
Gianfranco Autilia

In questi giorni, lo scrittore Roy Thomas e il disegnatore Neal Adams hanno avuto dei contrasti circa la vera ideazione della Guerra Kree-Skrull, uno splendido arco narrativo degli Avengers datato anni settanta che ispirerà il lungometraggio Captain Marvel (2018). Tutto è cominciato con Adams, il quale ha affermato di aver concepito e sceneggiato l’intera opera da solo, lasciando a Thomas il compito di scrivere i vari dialoghi.

Una vignetta tratta da Avengers #93. Testi di Roy Thomas e disegni di Neal Adams.

Roy Thomas, invece, ha smentito categoricamente tali affermazioni. Questo dibattito è proseguito sul portale Bleeding Cool, finché Thomas, tramite il suo manager John Cimino, non ha espresso i suoi pensieri finali riguardo a Neal Adams e la Guerra Kree-Skrull. Trovate le parole del leggendario autore di seguito.

“Penso sia il momento di scendere da questa particolare giostra. Né Neal né io vogliamo verosimilmente convincere qualcuno che non sia nel nostro cerchio della verità o della falsità su quanto accade sugli X-MEN, sulla Guerra Kree-Skrull, o nella pizzeria Original Joe’s all’East Side di New York City. Per quanto mi concerne, ho sempre visto e ammesso che Neal fece più che semplicemente disegnare le storie… e ho sempre pensato, ma ancor di più di recente, che lui stia cercando di ricevere più crediti di quanti ne meriti. Credo dovrò rispondere se lui farà nuove accuse che sembrano degne di risposta, ma a questo punto farò solo un paio di dichiarazioni.

(1) Neal Adams arrivò sulla Guerra Kree-Skrull a un punto cruciale e influenzò parecchio i suoi particolari eventi, ma non la sua direzione originale e la conclusione. Anche se il lavoro artistico da lui svolto è bellissimo.

(2) Sbaglia quando dice che non c’è mai stato alcun piano (tranne nella sua mente) per allungare la Guerra più di quanto già lo fosse. In effetti… e sento di doverlo ripetere, anche se credo di averlo già detto altrove, come in AE V2#4, dopo la sua intervista in V2#3 iniziò a sostenere di essere lo sceneggiatore principale di tutte le nostre collaborazioni… il vero lavoro che alla fine ho dovuto respingere fu AVENGERS #97 disegnato da Neal affinché fosse la FINE della Guerra Kree-Skrull. Non mi piacque l’idea in quel periodo, e sono piuttosto sicuro che glielo dissi… ma (a) rispettai il talento di Neal e credevo avrebbe portato a termine il lavoro; e (b) l’ultima cosa che volevo o di cui necessitavo nel mondo Marvel, su un titolo di cui ogni uscita che lui disegnava (non scrisse, bensì disegnò) uscisse sempre più tardi, prolungando le già prolungate date di scadenza e minacciando di costringerci a ristampare un numero di AVENGERS, era rattristare Neal rifiutando ciò che io di base reputavo una delle sue idee svitate. Non c’è modo migliore per spiegarlo: concordai con l’idea di Neal, il museo della guerra e il concept del flashback, quasi esclusivamente per assecondarlo, aderendo all’introduzione di una sequenza che io non pensavo andasse bene e che avrebbe solo tolto al capitolo finale delle pagine vitali. Poi aspettai. E aspettai. E non arrivò nulla. Le chiamate a Neal non servirono a nulla se non a promesse di pagine che sarebbero arrivate “domani”, un giorno che ovviamente non arrivò mai. John Verpoorten, il manager della produzione, stava diventando sempre più irascibile circa la data di scadenza, e a un certo punto avrebbe giustamente potuto dirlo a Stan. Alla fine, in una fase in cui l’intera storia sarebbe dovuta essere consegnata a me (e anche scritta e letterata e quasi se non completamente inchiostrata), ho ceduto alle minacce/suppliche di John, scrissi una versione della storia basandomi su ciò che mi ricordavo della mia discussione con Neal (ma con elementi che Neal non avrebbe disegnato), e la diedi a John Buscema come misura di emergenza. Non ricordo neanche se in quel momento spedimmo in via eccezionale la trama scritta a John per posta o se semplicemente lo telefonai per ragguagliarlo. Lui, sempre professionale (a differenza di qualcun altro), fece dei layout per la storia e ce la rispedì nel modo più veloce possibile, io dovetti scrivere il materiale praticamente in una notte appena li ricevetti e li rispedii, e Tom Palmer dovette uccidersi per inchiostrare le pagine in tempo per evitare di farci pagare tasse esorbitanti a causa del ritardo con chi le doveva stampare. (Questa probabilmente è la fase in cui Tom mi disse che era più che a metà strada, e le sue parole furono più o meno “Sono rimasto alzato tutta la notte per rimediare al fatto che Neal non è riuscito a rispettare la scadenza”. Tom oggi può ricordarsi o meno che disse questa frase… ma è comunque rimasta impressa nella mia mente. La cosa folle è che mi piaceva il lavoro artistico di Neal così tanto che avrei voluto lavorare di nuovo con lui… e lo feci… dovetti solo trovare modi più creativi per evitare la sua inclinazione a ritardare e auto-ingannare per le ragioni di prima.) A questo punto, non mi preoccupai neanche di richiamare Neal. Perché dargli più considerazione di quanta ne abbia data a me? Così naturalmente, uno o due giorni dopo che misi John a lavorare, Neal si presentò negli uffici Marvel… sembrava scompigliato e insonne… con in mano un pò di pagine… anche se confesso che non mi ricordo se fossero pagine complete o meno, perché non mi vennero mai date. Certamente non era più che metà della storia, figuriamoci quelle che attendevo da tempo. Iniziavano con la sequenza del museo, e questo è tutto ciò che ricordo, perché poi non vidi il resto. Dissi a Neal che, a causa della sua mancata consegna (un paio di settimane dopo, o di più, e mi ricordo bene), dovetti far disegnare la storia a John Buscema, quindi io non potevo usare le sue pagine e la Marvel non gliele avrebbe comprate. Neal sembrava non credere alle sue orecchie. Chiaramente, nel piccolo mondo strambo in cui viveva, si sentì tradito. Promise che mi avrebbe fatto avere l’intero fumetto inchiostrato per “domani”. Mi sembra di rammentare che, suscettibile agli occhi di Neal, gli dissi che, se le avesse completate, forse avrei comunque potuto trovare un modo per usarle, dal momento che John stava ancora completando il fumetto. Questo mi avrebbe messo sotto pressione, perché la Marvel avrebbe dovuto pagare anche Buscema per i suoi layout… ma decisi di preoccuparmene solo se il problema si sarebbe presentato… e non pensavo si presentasse. Non si presentò. Neal se ne andò con le sue pagine, e non le rividi più, neanche qualcuna aggiuntiva. Arrivò la versione di John, con la storia che io volevo come conclusione, aggiunsi lo script velocemente, e Tom fece la sua magia… forse dopo un’altra notte senza dormire. E Neal, il solito ingrato, sparlò di AVENGERS #97 quando venne pubblicato in quanto non era bello come la versione che avrebbe fatto lui. Inviai a Neal una terribile lettera riguardo quel suo commento pubblico, dicendo che con tutti i guai che aveva causato, un pò di silenzio per una volta non sarebbe stato inopportuno. (Non lo dissi in questa maniera gentile, ovvio.) Conclusi dicendo che le sue parole non valevano granché, ma che, “in un’arena dove avvengono tante azioni, tu sei un gladiatore che sussurra”. Eccessivamente poetico, forse, ma sentii di meritarmelo, dopo tutto ciò che dovetti passare con lui.
Non immaginavo che, dopo più di quattro decenni, lui sarebbe peggiorato. Effettivamente, nei mesi e negli anni a seguire, Neal mi dissse un paio di volte che in quei giorni aveva intenzione di finire la sua versione della storia per quel numero finale e di presentarla sulla mia scrivania. Gli dissi che, se e quando lo avesse fatto, avrei trovato un modo per sceneggiarla e
pubblicarla. Ovviamente non arrivò mai, e quelle pagine lui se le portava con sé, a quanto pare, in una grande valigia con tanti altri lavori di fumetti rimasti incompiuti. Ce ne era un gran numero. Più tardi – e non l’ho saputo da Neal in persona – qualcuno mi raccontò una storia che gli venne rubata la valigia in metropolitana. La persona che me lo riferì disse pure che non ci credeva, e quando gli chiesi perché, si mise a ridere e rispose, “Perché se tutte le storie incomplete di Neal Adams fossero insieme nella stessa valigia nessun ladro riuscirebbe a sollevarla, figuriamoci scappare!”
Un pò un’iperbole, certo, e come ho detto, non seppi mai da parte di Neal una versione su quella storia, quindi non posso garantire al riguardo. Ma ad ogni modo, il capitolo completo non si presentò mai. Comunque, io la mia ora l’ho detta. Credete quello che volete. Vi confesserò liberamente la mia opinione: per come la vedo io, se credete alla versione principale di Neal, siete fatti l’uno per l’altro. E non lo dico come complimento. Anche se è un’artista brillante.

Cordiali saluti, Roy.”

Fonte: Bleeding Cool

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