Rough Riders #2, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Da quando scrivo di fumetti per Nerdplanet, mi rendo conto del perché io li abbia sempre adorati: sono sempre stati per me il mezzo di comunicazione più potente di sempre. La potenza di un bravo disegnatore poteva asfaltare qualsiasi megaproduzione Hollywoodiana. E proprio in un momento storico dove la gente si esalta per remake o per sequel, dove finiamo per guardare le cose solo per lamentarci sui social, i fumetti spesso sono un’isola felice dove far andare la mente in vacanza. Altrettanto spesso ci si trova di fronte a fumetti come questo secondo volume di Rough Riders, dal titolo Cavalieri nella Tempesta, il quale non si accorge che siamo nel 2018 e ci regala – di nuovo – un altro volume pieno solo di (assurdi) colpi di scena. Qualcosa che ci si aspetta dalla prima Image, quella anni ’90.

COME TI DIVENTO PRESIDENTE

Theodore “Teddy Bear” Roosevelt è stato una figura particolare tra i vari presidenti statunitensi; in occasione dallo scoppio della guerra ispano-americana, contro la Spagna a Cuba, lui fa l’incredibile gesto di mollare ogni incarico governativo e di entrare nell’esercito. Fonda così i Rough Riders (un reparto di cavalleria) e usando le sue abilità di giornalista riporta fedelmente ogni sua impresa. La guerra si risolve con una veloce vittoria del nostro Teddy che torna a casa da vero eroe. La strada è spianata: prima New York e poi, con la uccisione di McKinley, la presidenza. Il Roosevelt di Rough Riders è più o meno un personaggio del genere: un patriota pronto a tutto per ottenere quello che vuole.

Nel primo volume di Rough Riders, ambientato proprio durante questa guerra, Roosevelt recluta le personalità migliori degli Stati Uniti: Harry Houdini, celebre mago illusionista, il pugile Jack Johnson, il geniale scienziato Thomas Edison, il criminale Edward “Monk” Eastman, e la straordinaria pistolera Annie Oakley. Insieme questo strano supergruppo aveva il compito di fermare il cliché più classico di tutta la fantascienza, ovvero un’invasione aliena.

Il primo volume è stata una lettura incredibilmente veloce quanto scontata, così scontata da capire già da metà del volume in che direzione Adam Glass coi suoi Riders sarebbero andati a parare. Oltre a ciò dona la sensazione, come già detto, di un fumetto della prima Image, dove ad ogni pagina c’è un colpo di scena più assurdo del precedente e non si arriva mai a un vero e proprio climax.

Le cose saranno cambiate nel secondo volume? Scritto per essere una sorta di nuovo “starting point”, avevo qualche flebile speranza, fino a che poi non ho cominciato la lettura. Sebbene i presupposti provengano da un avvenimento storico decisamente triste, ovvero l’assassino di McKinley, andiamo subito verso la fantascienza più spinta. Il fu presidente fu colpito da un anarchico tale Leon Czolgosz, che gli sparò con un revolver, mentre la morte sopraggiunse dopo giorni di agonia; qui è dove la realtà storica comincia a virare verso una versione di fantascienza hard dove dietro l’uccisione c’è uno stranissimo gruppo di anarchici dalla maschera di corvo disposti a morire pur di non rivelare i loro segreti.

Rough Riders diventa così una strana creatura che è un raffazzonato mix di storia, fantascienza e anche una stranissima crime story. Saranno cambiate le cose dal primo volume? A malincuore devo proprio dirvi di no. Ed è un peccato, visto che il lavoro di Olliffe per certi versi è davvero notevole.

UGUALI MA NOIOSI

Il problema vero di Rough Riders è sempre questo continuo susseguirsi di colpi di scena senza fine, senza mai arrivare a un “vero” colpo di scena. Abbiamo di tutto: un presidente moribondo preso a coltellate, pistolere immortali, carte che uccidono più delle pistole e un boss di fine livello (credetemi, è un modo gentile per definire chi tira i fili della storia) davvero surreale.

A differenza del primo volume l’avventura è molto meno scontata, ma rimane una certa perplessità per la grande quantità di colpi di scena e dalla totale assenza di climax. Nessun approfondimento sui personaggi (che spesso scimmiottano quelli della Lega degli Straordinari Gentleman) e un finale che è la falsariga del primo volume. Peccato, perché (forse Roosevelt a parte) con personaggi della storia americana così importanti si poteva fare di più. Eastman è l’esempio perfetto. Hai in mano uno dei criminali più famosi della storia a stelle e strisce,e lo metti come macchietta comica?

Che nonostante la sua condizione di “risorta” non si fa alcuna domanda, anzi, sembra contenta di essere resuscitata e di poter fare cose degne di un kriptoniano.

In sintesi: dal primo volume non è cambiato nulla, abbiamo di nuovo in mano 150 pagine di assurdi colpi scena, un vero capolavoro anni ’90.

Il problema è che siamo nel 2018 e purtroppo è un gran peccato, specie se uno si sofferma sulle tavole di Olliffe. Abbiamo una foto di Annie Oakley?

Identica alla sua controparte. La sola cosa per cui consiglierei questo volume è lo splendido lavoro a la Kubert, ma incredibilmente moderno che fa Olliffe. Probabilmente, senza di lui alle matite, i nostri Riders non avrebbero quella natura così ben definita che è la sola nota positiva del volume: Houdini è disegnato con una grande fluidità, degna del personaggio. E poi il suo Roosevelt è incredibile: forte, imponente, con due magli al posto delle braccia. Devo lamentarmi tuttavia del colorista Gabe Eltaeb, il quale spesso semplicemente sbaglia. Spesso e volentieri i suoi colori così brillanti “stonano” con gli ambienti e il tono della storia e non fanno altro che rendere il tutto ancora più straniante.

Non mi sento di dire che sia un lavoro completamente da buttare, ma purtroppo è un fumetto che non solo non offre nulla di diverso dal primo volume, ma non vi offrirà niente di più di una storia degli Avengers di vent’anni fa. Peccato perché Roosevelt si meriterebbe qualcosa di più.

6.1

Sceneggiatura

6.0/10

Disegni

8.0/10

Originalità

6.0/10

Caratterizzazione

5.0/10

Colori

5.5/10

Pros

  • Ottima prova di Olliffe alle matite.

Cons

  • Mai una vera svolta nella storia, solo assurdi colpi di scena. E un nemico disarmante, sotto ogni punto di vista.
  • I Rough Riders non solo si prendono troppo sul serio, ma non vengono mai caratterizzati a dovere.
  • I colori troppo vivaci danno spesso e volentieri un tono ancora più straniante

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