I Flinstones, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Con i loro Flintstones Mark Russell e Steve Pugh hanno distrutto la nostra infanzia e non potremmo che esserne più felici, davvero. Senza dubbio uno dei fumetti più belli sugli scaffali e, per chi vi sta scrivendo queste righe, una delle letture dell’anno.
Il che è sorprendente perché la DC ha dato nuova vita ai classici di Hanna & Barbera portando i loro personaggi in un contesto più maturo, attualizzandoli e dandogli una nuova veste più adulta. Nasce lo Hanna & Barbera Universe, che a dispetto nel nome (che quando fu annunciato fece alzare più di un sopracciglio dai critici) nasconde fumetti estremamente divertenti e soprattutto più profondi di quanto si possa immaginare.

L’esempio che può decisamente far comprendere quanto sta avvenendo è Svicolone, il timido e innocuo puma rosa, presente nel nostro immaginario collettivo. Un personaggio per lo più stereotipato, non particolarmente accattivante.
Russell prende quello che caratterizzava il personaggio e non fa nient’altro che cambiare lo scenario delle sue storie.
Così un timido puma che si abbelliva la caverna ora è molto più rosa, tremendamente elegante e diventa uno scrittore di Broadway a la Tennessee Williams che è costretto, nell’America degli anni ’50, a nascondere la propria omossessualità. Con tanto di moglie finta e commissione del governo che vorrebbe fargli le scarpe.
Praticamente hanno trasformato un timido cartone degli anni ’60 in un clone a fumetti di Bojack Horseman, portando il lettore quasi a sentirsi in colpa per quello che sta succedendo al nostro e sono riusciti a creare un fumetto grandioso. Scooby in Scooby Apocalypse è diventato un cane che starebbe bene in We3, e deve salvare il mondo dai mostri (veri!) mentre in Wacky Raceland Dastardly e Muttley hanno si sono ritrovati in un “frontale” con il Blue-Ray di Mad Max- Fury Road. 

Ma tornando ai nostri cavernicoli, qui il lavoro è molto diverso. I Flintstones era un cartone animato geniale perché avevano sì i dinosauri, ma anche la luce, la macchina, facevano sport ,lavoravano. Erano già una famiglia moderna, quindi come rinnovarli, come poter mantenere le caratteristiche che li hanno resi famosi e al tempo stesso renderli un fumetto appetibile?

A questo punto è lecito immaginare che, davanti a una scrivania negli States, magari dopo un paio di birre, Russell debba aver scritto su un foglio due sole parole: CRISI ESISTENZIALE. Rendiamo i nostri cavernicoli depressi,diamogli dei problemi che potremmo avere anche noi. Diamogli anche una carica satirica.
Facciamoli anche portavoce di tutte quelle questioni che, purtroppo, ci affliggono dall’Età della Pietra.

Siamo giunti al momento di spiegare e comprendere perché, tra le serie di questo universo, I Flinstones sia la migliore. Mettetevi comodi, perché in fondo Bedrock è anche casa nostra.

Ripensare la famiglia dell’Età della Pietra

Prima di gettarci nel pieno dell’analisi più “narrativa”, è decisamente doveroso menzionare l’ottimo lavoro di illustrazione compiuto sulla serie. I Flinstones sono decisamente parte dell’immaginario collettivo, e non era un compito facile quello di “reinventarli”, anche nella loro componente più estetica, rinnovando design di personaggi, oggetti e ambienti, senza “tradire” lo spirito originale. Steve Pugh ci riesce, in una pregevole commistione di classico e moderno, quasi di “sacro” e “profano”: porta i protagonisti in un nuovo modo di essere rappresentati, senza dimenticare quegli elementi che li rendono riconoscibili a chiunque. Lo stesso vale per il mondo dei nostri antenati, una visione che viaggia tra l’incantato e il disilluso, con un ottimo gioco di alternanze. Una sperimentazione e un impegno che meritano sicuramente un grande applauso.

Il grande lavoro dell’autore si può riassumere nel modo in cui è stato disegnato Fred Flintstone. Non è più basso e tozzo come la sua versione animata,ma è molto più realistico. O meglio, plausibile, visto che vive in un mondo dove si usano gli elefanti come aspirapolveri, e dove si venera un fenicottero come un dio.

In questa nuova versione è un uomo grande e grosso, immaginatevi un giocatore di football verso i quarant’anni. Ed è anche un reduce di guerra. Ve li ricordate i Bufali d’Acqua? Da loggia massonica sono diventati un associazione per i reduci della guerra del Paleolitico, il primo grande Vietnam della storia. Un’associazione con tutti i crismi, con tanto di membri con disturbi post traumatici.

In fondo,ogni grande civiltà ha avuto le sue guerre. Per quanto sia orrendo da dire, le guerre nell’antichità sono state un mezzo per espandersi e progredire. Anche qui abbiamo la nostra guerra, e capitolo dopo capitolo Fred deve combattere i suoi rimorsi e al tempo stesso deve cercare il suo posto in un mondo che ogni giorno scopre il progresso in tutte le sue forme.  
Wilma invece qui non è la donna che spende tutto in vestiti o fa la morale a Fred, non siamo negli anni Sessanta, e quella che era una semplice casalinga ora invece è molto di più. Russell e Pugh provano a darle delle motivazioni, dei desideri che erano assenti nella versione animata.
Per esempio nel primo capitolo del volume, Tabula Rasa, Wilma viene invitata ad esporre alla galleria d’arte di Bedrock le sue opere, semplici impronte delle sue mani, e non viene capita da nessuno.
Lì dove tutti vedono delle mani, invece, lei ricorda i viaggi che faceva con la sua tribù seguendo i caribù. Lei è sempre riuscita a seguire la mandria e a tornare alla sua caverna, ma non tutti son stati così fortunati. Eppure nella caverna da dove sono partiti le impronte rimanevano. Era “la prova del mio posto nell’universo”.

 

Wilma diventa cosi un modo per esprimere qualcosa di più profondo, di più grande, qualcosa che rifletta anche la fragilità di chiunque passi tempo a creare qualcosa che all’interno dei social viene fatto a pezzi in pochi secondi. Dimenticate la casalinga anni ’60 che randellava Fred alla fine di ogni puntata, qui c’è una donna che combatte per avere di più, per sentirsi viva. 100.000 anni, eppure sembra che per molti aspetti non siamo così diversi da Bedrock.
Infine, Ciottolina ha tredici anni ed è la tipica adolescente dell’Età della Pietra. Sente i Devo-Niano e ha magliette di artisti come Nick Caveman e mette in discussione tutto quello che le insegnano a scuola. Una Lisa Simpson ante-litteram.

Il dilemma esistenziale di una palla da bowling

Una delle invenzioni più geniali della serie animata era senza dubbio l’usare gli animali come elettrodomestici. I dinosauri erano perfetti come gru, si aveva il proprio uccello apriscatole e in giardino tutti avevano il proprio dinosauro/tigre dai denti a sciabola di guardia.
Anche nel fumetto ci sono gli animali-elettrodomestici più disparati, ma mentre nella serie animata raramente questi si esprimevano se non per parlare di lavoro, qui gli animali hanno i loro problemi e una loro visione del mondo. Devono convivere costantemente col fatto che sono stati relegati ad oggetti. Emblematico è il discorso tra l’elefante/aspirapolvere e l’armadillo/palla da bowling. Alla domanda qual’è il tuo nome la risposta è spiazzante.

Così una palla da bowling vivente diventa l’emblema del menefreghismo umano. Come se nutrire e mantenere potesse essere la giustificazione ad un trattamento disumano.

I Flintstones rappresentano tutto il contrario della loro controparte animata, un mondo dove razzismo, schiavitù e genocidi sono state le basi della nostra civiltà. Una visione terribilmente triste, qualcosa che non avremmo mai associato alla serie animata. Eppure, tra le pagine di un mondo crudele Fred e Wilma ci danno pure prova della capacità che ha la nostra specie di adattarsi e provare compassione. C’è in fondo sempre qualcosa di bello, qualcosa che genera speranza, anche dopo una guerra angosciante.
E anche 100.000 anni più tardi, ricordarsene non fa mai male. Recuperate una copia dei Flintstones. Fatelo per voi stessi, è davvero una delle cose più belle che possiate trovare sugli scaffali di una fumetteria.

I Flinstones

8.2

Sceneggiatura

8.0/10

Disegni

8.0/10

Originalità

8.5/10

Caratterizzazione

8.5/10

Colori

8.0/10

Pros

  • Un'ottima rivisitazione di personaggi classici, riuscendo a rinnovare e ampliare, senza tradire
  • Design dei migliori, in grado di unire elementi classici e moderni

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