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Perchè dovresti proprio leggere Descender

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Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Non negherò che questo pezzo su Descender è stato un articolo che ho davvero scritto con molta passione. Troppa, a dire il vero. Ho superato ampiamente quel limite delle 5000 battute che solitamente su internet è considerato il limite oltre il quale muore la soglia dell’attenzione. Ma volente o nolente parlare di Descender significa anche parlare (molto) di Jeff Lemire.
Anche perché veramente difficile parlare di quest’opera senza soffermarsi come si deve sul suo autore. Scrivere infatti di Descender significa anche dover parlare non solo della sua opera più venduta (piu di 300000 copie vendute per il primo numero, una enormità) ma anche di un titolo che potremmo tranquillamente definire come il più rappresentativo del suo modo di scrivere fumetti. 
Più cominciavo a buttare giù le prime righe di questa retrospettiva su Descender più mi tornava ossessivamente in testa un incontro con il suo autore, Jeff Lemire, che si è tenuto qualche mese fa a Roma in una Feltrinelli mai così piena di gente.
Jeff è in piedi con una camicia da boscaiolo e i capelli da una parte, accanto a lui c’è suo figlio di sette anni che lo guarda ammirato mentre dice che “anche lui vorrebbe fare i fumetti da grande”.
Come tutti noi il piccolo Lemire è affascinato da un uomo che è uno dei più prolifici autori di comics degli ultimi 20 anni; mentre scrivo scopro che assieme a Gabriel Walta ha appena annunciato una nuova serie in binge-reading (sì, avete letto bene) e attorno a me c’è gente pronta a farsi firmare di tutto; sono l’ultimo di un centinaio di persone che hanno in mano tanti titoli diversi: quello di fronte a me ha Essex County, poi c’è chi gli chiederà batman su una copia di Vecchio Logan (perché poi?),chi ha i volumi di Bloodshot Reborn della Valiant , e potrei andare avanti per molte righe a scrivere come in quella stanza ci fosse più o meno praticamente tutta la sua sterminata bibliografia.
Lemire è un nome che vende moltissimo, e fino a un paio di anni fa firmava 8 serie mensili. Ogni mese. Poi decide di allentare la presa (si fa sempre per dire, visto che non manca mai un suo titolo nuovo ogni 3-4 mesi) perchè sa benissimo che nonostante tutto il suo nome vende, vende moltissimo. Anche quando non è proprio ispirato.
Tornando a noi, più lo osservavo, più lo sentivo parlare, più aumentava il mio straniamento. Stava appena dicendo che altri suoi due fumetti oltre a Descender sono stati opzionati per dei film nello stesso tono che userei per dire a mia moglie di nuovi straordinari non pagati.
Dal suo aspetto poi ero più convinto di trovarmi di fronte a un dirigente di Google piuttosto che a uno scrittore definito “il miglior narratore del Canada”. Certo, non esiste un dress code per chi scrive fumetti, e nonostante non andrei a prenderci una birra insieme, capisco subito di avere a che fare con una persona incredibilmente produttiva; per più di due ore il nostro ha disegnato improbabili soggetti, mentre continuava a parlare di come “bisogna sbagliare e sbagliare per trovare la propria voce,quello che si riesce a raccontare”, e qui comincia la mia retrospettiva su Descender, che forse non è proprio il primo titolo che consiglierei a una persona digiuna di Lemire, ma sicuramente è quello più rappresentativo del suo modo di fare fumetto. Pronti a un lungo, lungo spiegone?

I, Robot

Immagina di vivere in un futuro lontano e di vederti improvvisamente comparire nel cielo un enorme robot pronto a fare a pezzi te e tutto quello che ti circonda. Descender si apre proprio così, con nove enormi robot che fanno a pezzi i nove pianeti del consiglio galattico unito; gli umani sopravvissuti non riuscendo a trovare una valida giustificazione a tale ingiustificata distruzione decidono di vendicarsi facendo a pezzi ogni macchina esistente. Una reazione vigliacca, quanto comprensibile. 

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Dieci anni dopo, su un pianeta minerario abbandonato un bambino da compagnia della serie Tim, si risveglia. È l’ultimo esemplare rimasto della sua linea, e il risveglio è il peggiore possibile: scopre che la sua famiglia adottiva è stata sterminata ed è al centro di una guerra per il suo possesso. Sono infatti molti a volerlo perché condivide il suo codice con gli stessi robot giganti che 10 anni prima hanno quasi distrutto la vita nell’universo.
Da qui un lettore con qualche base di fantascienza potrebbe già capire dove Lemire vuole andare a parare; e infatti in Descender c’è tutto quello che serve per una space opera come si deve. Alieni mostruosi? Li abbiamo.

Robot Ribelli? A palate.  Fratelli –ovviamente direi- cacciatori di robot? In descender c’è tutto questo. Ma quello che rende molto diversa quella che dovrebbe essere sulla carta una space opera con tutti i crismi è il binomio guerra/amore. 
Perchè come spesso succede, di fantascientifico c’è ben poco, e ci ritroviamo molto presto a leggere una storia dove il calore umano e il rapporti interpersonali – anche se tra robot e umani- sono il vero fulcro del racconto.
Cosi,mentre un timido robot cerca di dare un senso a tutta quella distruzione,da una parte il consiglio galattico manda l’inventore della moderna robotica assieme a un piccolo gruppo di soldati scelti a cercarlo.
Anche il cablato nazione di robot scampata al genocidio da parte degli umani,vuole prenderlo in custodia, e il fratello diventato cacciatore di taglie viene assoldato per liberarsi di lui. Il loro incontro con Tim li cambierà profondamente; spesso saremo portati a vedere quanto i robot siano più umani degli umani stessi. Tim non conosce né la violenza né il cinismo,ed è un robot che preferisce abbandonarsi all’amore invece che alla sua programmazione. Per questo anche un soldato freddo come Tessa,la figlia del capo del consiglio galattico, o il bambino cresciuto con lui prima della strage dei robot ritroveranno un po’ di umanità grazie a lui. Per non parlare del robot serial killer Trivella,ossessionato dai sensi di colpa. Sono i robot che lottano per sopravvivere gli unici rimasti umani nell’universo.
Questo binomio guerra/amore,il fatto che sia un bambino il protagonista, la sua malinconia verso un mondo incomprensibile sono temi chiave nella vasta produzione Lemiriana: da Gus di Sweet Tooth,passando per Plutona o Essex County, Lemire passa attraverso ragazzi giovanissimi che riescono a descrivere grazie alla loro sensibilità e con un linguaggio più semplice e al tempo stesso più potente rispetto a quello che potrebbe avere un adulto qualunque storia. E Tim,anche se è un bambino di latta,non è diverso dagli bambini di Lemire;con le sue espressioni e il suo candore è il protagonista perfetto per una storia sentimentale.



In pratica abbiamo una soap opera con qualche astronave parcheggiata ai lati della via lattea. E questa visione cosi limitata della fantascienza è il grande limite di un fumetto che sulla carta è praticamente un mostro da laboratorio perfetto. 

SECRET WEAPON


Ora cominciamo a parlare come si deve del gigantesco co-creatore della storia: Dustin Nguyen.
Gigantesco perché è lui che tiene in piedi tutta la baracca con un idea che rafforza il tono favolistico del racconto: Nguyen infatti con i suoi delicati acquarelli trasforma desolati pianeti e tutto quello che ci si aspetta da una storia sci-fi in qualcosa che non ha nemmeno un briciolo della violenza di un Black Science.
In Descender abbiamo si robot giganteschi o vampiri spaziali, ma grazie agli acquarelli di Dustin hanno sempre qualcosa di dolce e rassicurante che aumenta l’impatto della storia. Non si può non empatizzare con un robottino che pare uscito dritto dritto da un libro di favole anni ’50 no? E non mentite, voi non vorreste un cane robot, anche se sembra un vecchio Mac su ruote? 

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La genialità di affidare a un disegnatore che usa questa cosi bene questa tecnica non fa altro che rafforzare oltre ogni misura l’enfasi del racconto.
Se andate a cercare su internet, i siti di critica americani fanno tutti il paragone – azzardato a mio dire – con Pinocchio, proprio per descrivere il tono favolistico che prende la storia: il suo disegno è spesso poco definito in contrasto con un mondo cosi lontano tecnologicamente dal nostro;per dire non vedremo MAI l’interno di un’astronave,o anche quando saremo al cospetto di un gigantesco dio robot assassino,ne vedremo solo il volto. Descender punta tutto su un disegno evocativo,e mai particolareggiato.   
Qui dovrei lamentarmi del fatto che comunque noi parliamo di fantascienza, e che quindi io capisco che si, sempre più spesso usiamo contesti fantascientifici per parlare di altro,ma in un fumetto che dovrebbe almeno su carta essere una space-opera io vorrei essere stupito – ogni tanto,non dico ad ogni pagina- da effetti speciali. E invece abbiamo astronavi (bruttarelle) che volano in un universo senza stelle

Quindi,si va bene essere evocativi, parlare di rapporti umani travagliati, ma vorrei vedere anche un mondo alieno, la plancia di un astronave,e invece quando mi va bene riesco a vedere solo acqua, o astronavi che scattano frettolose nell’iperspazio. Per dire,l’interno di ogni astronave dal primo al sesto volume sembra un reparto di un ospedale,e solo verso l’ultimo volume con la ricomparsa dei robot giganti abbiamo qualche sprazzo di fantascienza,con qualche mondo alieno vagamente definito. Ma spesso e volentieri ai nostri non importa di creare mondi,qui la cosa importante sono i sentimenti,abbiamo un dramma da scrivere signori! 


Per me,come in altri titoli del genere (qualcuno ha detto Saga?) è un limite da considerare. Io sono fortemente convinto che questa eccessiva visione del progetto abbia a un certo punto stufato anche gli autori,che hanno cominciato a parlare anche di magia,inserendo a un certo punto anche il loro personalissimo maestro Yoda. 
Certo, potreste farmi benissimo notare come dopo tutte le mie considerazioni, che sia in fondo una cosa voluta trascurare l’aspetto fantascientifico (mi va benissimo,intendiamoci), e le mie parole non devono trarvi in inganno; non è praticamente cosa che può rovinare la lettura,anzi nonostante stiamo parlando di quella che è di fatto una galaxy-soap, non si scade mai nei clichè da soap opera. E ogni volta la voglia di andare avanti per vedere cosa aspetta Tim nel prossimo volume c’è sempre.
Se non avete mai letto niente di Lemire,Descender è il punto di partenza per capire come sia voluto da ogni editore statunitense ed amarlo follemente. Inoltre,mica vorrete arrivare al film solo con due righe di Wikipedia no? Il 2020 è a un passo. 
Ci vediamo presto, ho intenzione di ritornare su altri due titoli sempre di Lemire: The Terrifics,e Gideon Falls.

Descender Vv. 1-6

0.00
7.9

Storia

7.5/10

Disegni

8.5/10

Colori

8.5/10

Originalità

7.5/10

Scorrevolezza

7.5/10

Pros

  • Una commovente storia di relazioni umane mascherata da space opera
  • I disegni di Nguyen cosi delicati trasformano una storia cosi dura in qualcosa di incredibilmente dolce

Cons

  • Avrei gradito più attenzione al lato "sci-fi" della storia

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