Nemesis, la Recensione

Fumetti
Massimiliano Perrone

 

Con Nemesis, Mark Millar aggiunge un altro tassello al suo Millarworld, mischiando vari elementi presi dai revenge movie più accreditati (Kill Bill, Oldboy, Taken, Unforgiven), alcuni frammenti della mitologia dell’ uomo pipistrello, il costume di Fantomex degli X-Men e ribaltando la prospettiva Bene-Male privando il protagonista di qualsivoglia senso di moralità.

La premessa è molto semplice: “Che cosa accadrebbe se Bruce Wayne fosse il Joker?

L’incipit richiama Irredeemable di Mark Waid (inedito in Italia), in cui ci si poneva la seguente domanda: “cosa succederebbe se il piu’ grande supereroe del pianeta decidesse di diventare un supercriminale?“.

Tuttavia Mark Millar decide di tenersi su una linea profondamente diversa, il protagonista (Nemesis) non combatte per la giustizia o per qualche altro eminente valore sociale, egli è mosso solo dalla vendetta.

Sempre Millar sostiene come la trama si muova essenzialmente su un unico binario, un unico filo rosso, lo scontro tra il più grande super-criminale del mondo ed il migliore poliziotto del pianeta.

Vendetta pura e sanguinolenta.

Steve McNiven (già disegnatore di Civil War e Old Man Logan) in questo caso focalizza tutto il suo lavoro solo sui personaggi e l’azione che immediatamente li coinvolge, con un tratto dettagliato e violento, proprio come si addice al timbro della storia.

Quasi tutte le splash pages, poi, pongono al centro i personaggi, ed infatti sono pochi i pannelli in cui McNiven sembra soffermarsi sui dettagli in background, o più in generale su qualunque altra cosa diversa dai personaggi. Quello che sembra è che McNiven non abbia avuto molta libertà artistica in Nemesis

Sempre sul punto del disegno, forse complice anche l’inchiostrazione, è quasi disarmante la somiglianza tra il tratto di McNiven e, in alcune scene, quello di Leinil Yu.

Scelta dubbia è quella di Dave McCaig ai colori (già visto in Huck e in altri titoli del Millarworld), dove il suo stile mal si attaglia al tratto di McNiven ed in alcuni casi risulta essere fin troppo piatto o peggio, sfocato.

Chi avrà l’onore della presenza dell’unico supercriminale del mondo? (SPOILER ALERT)

Come sempre, riassunto e breve analisi del primo numero (su 4) della miniserie.

La storia si apre con una panoramica su Tokyo e su alcuni agenti della polizia impegnati a recuperare il locale commissario di polizia, rapito da Nemesis.

Del protagonista viene detto quasi nulla, la caratterizzazione è infatti ridotta all’osso, si sa solo che è miliardario e che è un supercriminale dedito all’eliminazione di tutti i super-poliziotti del pianeta.

Sempre nelle prime pagine viene sottolineata l’astuzia e l’intelligenza di Nemesis, il quale con un abile depistaggio riesce a uccidere contemporaneamente sia i poliziotti (mandati in un edificio falso e imbottito di esplosivo) sia il commissario (lasciandolo sui binari del treno durante il passaggio del treno ad alta velocita Otomo, chiaro riferimento al papà di Akira).

Successivamente il protagonista dichiara ai propri scagnozzi di volersi spostare in America, paese dove risiede una sua vecchia “nemesi”, il commissario Blake Morrow (l’altro protagonista di Nemesis).

Successivamente la scena si sposta in America, durante una rapina in un locale minimarket, ove al lettore è dato conoscere anche il secondo protagonista di ‘Nemesis’, il commissario Blake Morrow

Anche lo stesso commissario Morrow non risulta molto caratterizzato, anzi sembra il solito poliziotto copia-incolla, tutto lavoro, famiglia, bandiera e patria.

Appresa la notizia di essere il bersaglio di Nemesis (per il tramite di una nota scritta dal protagonista, con indicato data e ora della morte), Morrow decide di porre sua moglie e i suoi figli sotto protezione, spostandoli in località sicure.

Al termine del primo numero Nemesis decide di mettere in moto il suo più grande piano: rapire il presidente degli Stati Uniti.

Il piano prende forma per il tramite dell’assalto in volo all’ Air Force One del POTUS da parte di Nemesis, al suo successivo dirottamento e infine culminato con la dichiarazione in mondovisione, diretta a Morrow, di aver rapito il Presidente.

Un esercizio di nichilismo e mancanza di moralità (LIEVI SPOILER SUI RESTANTI NUMERI)

Trovimo che vi sia un solo problema con quest’opera di Millar, ossia la mancanza di spessore, tanto in punto di trama quanto di caratterizzazione.

Ma il piu’ grande plot twist arriva verso la fine del quarto (e ultimo) numero. Non vi sveliamo altro per non guastarvi la sorpresa.

Un’ occasione sprecata?

Mark Millar già in passato si era cimentato sul concetto di anti-eroe (ad esempion in Wanted e anche con Tony Stark in Civil War, seppure in maniera minore), ma qui sembra fermarsi “a metà della gara” con un semplice esercizio di stile per il grande schermo (4 numeri per 90 minuti di pellicola), una di quelle pellicole alla Michael Bay per intenderci, tutta azione e nient’altro.
Ed è un peccato, specie considerati i numerosi lavori diversificati del Millarworld, tra cui i vari omaggi alla silver age e alla golden age del fumetto; lo stesso dicasi per alcuni dei suoi lavori in Marvel (la sua run sui Fantastici Quattro con Hitch, la terza serie degli Ultimates e 1985). Si tratta sicuramente di un’occasione persa, specie considerato come finisce questo primo volume. Nonostante fosse in cantiere una continuazione sono ormai passati cinque anni da quanto se n’è sentito parlare per la prima volta, che Millar abbia deciso di passare oltre? Le idee ci sono tutte, sarebbe bene non fermarsi solamente su violenza e teste spaccate.
Nota di merito va comunque a Steve McNiven per il livello qualitativo messo su carta, specie l’enfasi posta sulle scene violente, che in alcuni casi risultano quasi grottesche.

Nemesis

5.7

Storia

4.0/10

Disegni

8.0/10

Colori

5.5/10

Scorrevolezza

7.0/10

Complessità

4.0/10

Pros

  • Per i fan delle letture di Millar...
  • ...delle letture da treno...
  • ...e di quelle iper-violente
  • Un ottimo McNiven

Cons

  • Una crasi mal riuscita di svariate idee
  • Personaggi poco caratterizzati
  • Storia minimalista, chiaramente incompleta
  • Dave McCaig fuori contesto
  • Un' occasione persa

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