Meteoroids From Outer Space #1 – L’intimismo tragico di Jodorowsky

Fumetti
Giorgio Paolo Campi
Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta". E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta". E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

Durante un ipotetico viaggio interstellare o intergalattico, tra l’una e l’altra sosta nelle “Outer Space Cantinas” per gustarsi dell’ottimo Gnab Gib, noleggiare un mercantile corelliano leggero YT-1300 o assistere per l’ennesima volta alla morte di un rassegnato John Hurt causata da un Chestburster che balla il tip tap, non sarebbe raro per i cosmonauti imbattersi in qualche meteoroide: si tratta di corpi celesti rocciosi o metallici di taglia estremamente piccola, compresa tra le dimensioni di un granello di sabbia e un’ampiezza di circa un metro. Come i loro fratelli maggiori – gli asteroidi – essi sono tipetti imprevedibili, irregolari nella forma e nella composizione chimica, che si muovono infaticabilmente nello spazio secondo moti orbitali eccentrici; si dimostrano piuttosto altezzosi quando vengono nominati complessivamente: ciascuno di essi, infatti, rivendica con viscerale orgoglio la propria identità individuale e specifica.

Se però avrà la pazienza di fermarsi in questo angolo ed ascoltare i bizzarri racconti di fantasmi, di viaggi nel tempo e nello spazio profondo o di nostalgia qui raccolte che spesso raccontano, il cosmonauta si allontanerà da essi con nelle tasche un piccolo tesoro: una sorpresa, una nuova scoperta, o forse un ricordo lontano che grazie a queste storie ritroverà la propria lucentezza, dopo molto tempo trascorso su qualche scaffale della memoria, coperto di polvere cosmica. Benvenuti!

Leggendo “La casta dei Meta-Baroni”, ciò che colpisce maggiormente è lo statuto eminentemente archetipico dei temi e delle strutture narrative, organizzate complessivamente nel sistema della “saga famigliare” – il quale ha attraversato le letterature del mondo, dall’Orestea al Beowulf, dal ciclo arturiano al Mahābhārata – e sostanziate da uno sguardo contemplativo che anche nello spazio più profondo riconduce sempre all’intimo dramma dell’umano: ecco dunque come “[…] i contenuti della tragedia greca si innestano su territori fantascientifici, dando vita a una space-opera intrisa di temi morbosi e ancestrali. L’estro di Jodorowsky si sposa con il disegno di uno dei più grandi disegnatori di fantascienza di tutti i tempi, Juan Giménez, il cui tratto impeccabile rende più verosimili che mai le trame mistico-filosofiche dello scrittore cileno” (dalla seconda di copertina).

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