Manifest Destiny – Recensione Volumi 1-4 – Ai Confini dell’Umanità (NO SPOILER)

Fumetti
Angelo Tartarella
Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Manifest Destiny è la serie a fumetti creata e scritta da Chris Dingness, disegnata principalmente da Matthew Roberts, che si occupa anche delle cover dei singoli numeri, coadiadiuvato nei disegni e nelle chine, particolarmente negli ultimi numeri, da Tony Akins e Stefano Gaudiano. La serie è colorata, sia nelle cover che negli interni, da Owen Gieni ed è pubblicata in Italia, in volumi, da Saldapress.

Raccontando la Storia

Una delle prime nozioni che s’imparano, quando siamo bambini, è che ogni parola o frase può avere diversi significati. La parola ‘Storia‘, ad esempio, può significare sia la cronaca del passato, ovvero di ciò che è realmente accaduto, sia un racconto dai tratti più o meno irrealistici che viene tramandato per svago e senza che alla sua sopravvivenza sia legata una particolare importanza.

Arrivati però ad una certa età riusciamo a vedere come la Storia, quella con la esse maiuscola, non solo sia composta essa stesse di storie di uomini e donne che hanno vissuto e combattuto le loro difficoltà e compiuto atti terribile e/o magnifici, come accade nelle storie, ma anche che una storia può essere un mezzo per raccontare la Storia senza farla sembrare qualcosa di accademico e antipatico. O ancora, la Storia Umana può essere uno spunto per dare inizio ad una storia immaginaria, che si aggira tra il fantastico e il mitologico. Quest’ultimo è il caso di Manifest Destiny.

Il titolo innanzitutto è un chiaro riferimento storico: “Manifest Destiny (o Destino Manifesto) è una frase che esprime la convinzione che gli Stati Uniti d’America abbiano la missione di espandersi, diffondendo la loro forma di libertà e democrazia.” Questa frase nasce proprio nel periodo in cui è ambientata la nostra storia, nel 1800, ovvero in quel periodo dove i neonati Stati Uniti D’America cominciavano a espandersi e crescere colonizzando l’Ovest e cominciando a dover affrontare la questione della colonizzazione dei territori indiani.

E’ quindi proprio questa colonizzazione, questo bisogno di esplorare le parti più ignote e pericolose del paese che diede l’impulso per la spedizione di Lewis e Clark… o almeno questo che dicono i libri di Storia, perchè quello che ci racconta Chris Dingness è molto diverso.

I Segreti dei Libri di Storia

Se cercate su Wikipedia la Spedizione di Meriwheter Lewis e William Clark leggerete che “Essi avrebbero dovuto studiare le tribù indiane, la botanica, la geologia e le specie selvagge della zona nonché valutare la potenziale interferenza dei cacciatori di pelli e commercianti, sia inglesi che franco-canadesi, già stabilitisi nell’area.“, questa però, come la Storia ha poi rivelato, è una bugia che nasconde molto altro… e di questo altro Dingness da una versione molto particolare.

I protagonisti sono sempre loro: Lewis, Clark, Sacagawea ( o Sagajawea volendo scrivere il nome originale) e il Corpo di Spedizione, ma la loro missione non è affatto quella che raccontano nel loro diario rivolto al Congresso, ma quella che in realtà raccontano nel loro diario segreto, rivolto ai soli occhi del Presidente Jefferson, sulla cui narrazione è incentrata e sviluppata la storia. La loro reale missione è esplorare i territori acquisiti dalla Francia per verificare la presenza di mostri ed eliminarli in quanto ostili all’espansione americana.

La trama non decolla subito, mentre i disegni catturano quasi subito l’occhio del lettore riuscendo da subito ad offrirgli un assaggio di quello che sarà il lavoro magnifico e in continuo perfezionanamento di Matthew Roberts che riesce a stupire e incantare sia nelle illustrazioni a tutta pagina, sia nelle vignette, grazie al suo stile molto notevole e alla sua grande capacità di curare i dettagli.

Roberts, insieme al fondamentale contributo di Owen Gieni, riesce a far trasparire con chiarezza ed efficacia quello che provano i personaggi oltre a quello che le scene, anche quando silenziose, provocano in loro. Particolarmente degna di nota è la sua capacità nel rendere in modo sempre adatto i vari mostri, riuscendo a farli sembrare vivi e reali e non solo l’ennesimo espediente narrativo di una storia di ambientazione surreale.

Volendo continuare a parlare invece del lavoro del colorista Gieni bisogna assolutamente sottolineare la sua capacità di rendere alcune scene che lo necessitano surreali o distorte solo con i colori, così come di coordinarsi con l’autore, per intessere quel filo rosso che lega tutti i membri del Corpo.

Io, Mostro che non sono altro

La trama di Manifest Destiny non è assolutamente una novità, nè rivoluzionaria, ma riesce comunque ad essere fresca, coinvolgente ed emozionante. Non è la classica Monster Story, prevedibile e costruita sulla classica struttura del Alla-Fine-Muoiono-Tutti, nè fa della violenza esplicita il suo punto di forza o la sua ragione di forza, anzi, la stessa violenza è quasi cinematografica, quando si tratta di rappresentarla in combattimenti e scene simili, è distribuita con parsimonia e solo quando necessaria e teatrale e occupa interamente la scena, riuscendo quindi a essere sorprendente e trascinante per il lettore, anche quando vuole rileggere i volumi di seguito.

In questa storia vediamo tutto quello che, leggendo l’ambientazione, potremmo ragionevolmente aspettarci: un futuro distopico, un teoria cospiratoria circa il passato, mostri, combattimenti, personaggi sopra le righe e una trama che prende la Storia come una semplice ispirazione e linea guida da cui non si allontana troppo e che solo quando necessario modifica per le necessità della trama.

Inoltre questa serie a fumetti propone quei temi e quelle domande che sono abbastanze ovvie in questo genere di racconti ma riesce a farlo in modo nuovo e sorprendente e a volte anche davvero emozionante.

Pagaiando verso Nord

Manifest Destiny ha pochi difetti, ma assolutamente non negoziabili. Innanzitutto non è alla portata di tutti e non solo considerando l’età necessaria per poter leggere e godersi questa storia, ma anche a causa delle conoscenze pregresse necessarie a poter leggere la serie a fumetti che, per motivi ovvi, non si ferma ad approfondire il contesto storico-politico.

La storia raccontata non fa troppa presa e non lascia il lettore con niente in più rispetto a quando ha cominciato a leggere, a meno che non si consideri la voglia di avere subito il seguito per sapere cosa accade poi, un desiderio che però è portato solo dal crescendo dalla trama, essendo che i singoli volumi sono assolutamente interdipendenti e che in particolare questi primi quattro volumi sembrano costituire un primi ciclo completo.

In conclusione Manifest Destiny è una lettura molto consigliata, anche perchè potrebbe essere l’ispirazione di molti per approfondire quello che è in effetti un vero segreto della Storia Umana che ancora oggi non è completamente stato svelato.

 

Manifest Destiny

14,90 Euro Per Volume
Manifest Destiny
7.5

Storia

7.6 /10

Disegni

8.3 /10

Colori

7.7 /10

Cover

6.7 /10

Godibilità e Indipendenza

7.1 /10

Pros

  • Ispirazione insolita e interessante
  • Ottimo uso dei colori
  • Disegni d'impatto e graficamente impressionanti
  • Cover positivamente atipiche
  • Personaggi ben caratterizzati indiferrentemente dal ruolo

Cons

  • Storia che non rimane molto impressa
  • Trama non esente da buchi
  • Imperfezioni nella versione virtuale di alcuni volumi
  • Contenuti non alla portata di tutti

Altri articoli in Fumetti

Oblomov presenta Estate, di Alessandro Tota

Redazione21 giugno 2018

Bao Publishing presenta Black Scienze #7

Redazione21 giugno 2018

Leinil Francis Yu ha realizzato una variant cover per The Return of Wolverine #1

Gianfranco Autilia21 giugno 2018

My Heroes Have Always Been Junkies – primo graphic novel per Ed Brubaker e Sean Phillips

Gianluca Grasso21 giugno 2018

The Maxx di Sam Keith ritorna e farà squadra con Batman

Giulio Pio Dima21 giugno 2018

Annunciate dieci variant per The Amazing Spider-Man (2018) #1

Gianfranco Autilia21 giugno 2018