Gli Orchi-Dei – Piccolo, la Recensione

Fumetti
Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

I giganti sono più diffusi di quanto possiamo immaginare. Il primo a venire in mente a chiunque è sicuramente Polifemo, ma la letteratura ne è invasa. Se vogliamo rimanere nella mitologia greca c’è Atlante, che doveva reggere il cielo oppure Orione, ucciso da un minuscolo scorpione. Un’altro è Balor, ciclope Irlandese che poteva uccidere col suo sguardo. Golia. I mostruosi Oni giapponesi. E se poi tiriamo in mezzo la mitologia norrena l’elenco è sterminato.

Tutti però sembrano avere in comune la peculiarità di essere creature terribilmente crudeli, specie con gli esseri umani. Perché quando non fanno una fine orrenda, i giganti o ci mangiano o si divertono a torturarci.
Questo preambolo è necessario perché stiamo per parlare di una storia di giganti molto diversa dai miti e al tempo stesso così mitologica: Piccolo di Hubert e Gatignol è sia una storia “classica” con giganti crudeli, sia una storia molto moderna che potremmo definire di “determinismo familiare”. Ma andiamo con ordine. Solitamente non ci poniamo problemi nel parlare di un’opera, non mi abbiamo intere nel fare spoiler, ci interessa dirvi cosa e perché dovreste o meno leggere ciò di cui scriviamo, ma questa volta saranno necessarie delle lunghe spiegazioni, poiché anziché descrivervi la storia parleremo più del perché i personaggi hanno un certo nome o sono disegnati in un certo modo.
Lo facciamo perché il gusto dell’opera è in questi piccoli (e spesso angoscianti) dettagli. Sarebbe potuta essere una recensione breve, parlandovi di quanto sia disegnata splendidamente e di quanto sia cruda e entusiasmante la storia, ma abbiamo preferito prenderla molto più alla larga,tirando in mezzo quadri, radici dei nomi, miti e sentimentalismi. Preparatevi.

 

NON SAPEVO DI ESSERE INCINTA… DI UN MEZZOGIGANTE

Dopo la copertina che fa il verso alla Gioconda di Leonardo, così enigmatica e al tempo stesso così impressionante, Piccolo si apre con una tavola imbandita, dove un gigantesco orco sta mangiando esseri umani nello stesso modo in cui mangimo le patatine del Mcdonald’s.

Lo vediamo attorniato da altri esseri come lui, e poi lo sguardo si sposta su sua moglie che si rende conto di aver partorito un piccolissimo gigante. Ora, se già questo è straniante, è ancora più angosciante vedere la reazione degli altri commensali,che invece di essere felici della nascita del bambino o ne sono disgustati dalle dimensioni o vorrebbero mangiarselo.

A guardar bene,si vede un abisso tra i volti dei sovrani e quelli grotteschi degli altri commensali, ma non abbiamo tempo per pensarci perché nel giro di due pagine una folla di famelici giganti si getta sul bambino, ma la più veloce di tutti è la regina… che se lo mangia.

In realtà, la donna ha soltanto fatto finta di mangiarsi il figlio (qualcuno si ricorda come è nato Zeus?) e lo porta dalla zia del marito, una gigantessa enorme di nome Desdeè che odia i suoi simili e vive da reclusa rifiutando di comportarsi come il resto di loro. 
La donna infatti non mangia gli esseri umani ma li considera suoi simili, e ha anche provato a vivere in mezzo a loro. Ma come può essere se non tragica la convivenza tra una creatura così enorme, e noi poveri piccoli esseri umani? Infatti, dopo aver provato a vivere tra gli uomini, la donna ha deciso di isolarsi sia da loro sia dal resto della famiglia, mantenendo solo i rapporti con la servitù umana.
La donna prende subito a cuore il bambino e decide di crescerlo nascondendolo dal resto della famiglia e dandogli la possibilità di poter un giorno uscire dal castello.
Infatti il bambino ribattezzato Piccolo sarà sì il doppio di un’uomo adulto,ma non è minimamente paragonabile al resto della famiglia.
Ma allora come dobbiamo considerare il ragazzo? Un gigante nano? Un uomo molto alto? Il punto della storia è proprio questo: la ricerca di un’identità formale,un senso di appartenenza che sembra sempre sfuggire.
Perchè se la prozia sogna per lui una vita da essere umano fuori dalle mura del castello,la regina spera che si accoppi e dia vita a qualche gigante che non sia come il resto della famiglia.
Secoli di accoppiamenti tra consanguinei infatti hanno dato vita a giganti ritardati,che si comportano come bestie,senza rispetto per niente e nessuno. Sarà lui a dare nuova linfa alla stirpe reale?

NOMEN OMEN

Vi siete mai resi conto di quanto voi dobbiate ai vostri genitori? Pensate al vostro nome, ad esempio. La gente si riferirà a voi con quel nome per tutta la vita e lo dovete ai vostri genitori.
Ognuno di noi è diverso sì, ma è anche il risultato di un’ambiente familiare che lo condiziona per tutta la vita.
Questo può sembrare a tratti esagerato, ma non lo è nel nostro caso. Perchè in fondo il nome del protagonista è…

E’ forse un nome? O lo avvicina a essere più un sorta di “preda”? Se gli altri personaggi hanno nomi derivati da grandi opere letterarie come Emione o Desdeè (mi viene in mente l’andromaca di Racine o Otello di Shakespeare), o presi di peso dalla mitologia classica, il protagonista è soltanto… Piccolo.

Nessuno si è preoccupato di dargli un nome. Ed è questo il leitmotiv della storia, tutti hanno una visione di come debba essere…meno che lui stesso.
Non è che questo lo renda privo di personalità anzi, il punto è tutto qui, nel cercare di capire a che razza appartenga. Ed è tutto qui. Tutto poi amplificato, perché da bravi giganti i nostri protagonisti sono smisurati,anche nei sentimenti. Dalla fame alla rabbia, fino all’amore le pulsioni del nostro devono purtroppo scontrarsi clamorosamente con la sua dimensione di mezzogigante.
Emblematica è la sua storia d’amore con una ragazza che passa dall’essere il suo pranzo ad amarlo perdutamente, ma lui non si concede perché sa che un parto potrebbe ucciderla.

Sono tutte queste tensioni a governare la storia. Piccolo è una storia sulla fame, sia letterale (le numerose vignette sui giganti che mangiano) sia sulla brama di conoscere il mondo del ragazzo che passa quasi tutta la sua vita rinchiuso in un castello,costretto a doversi nascondere da tutti.
Se siete in fumetteria e cercate qualcosa di bello da leggervi questo weekend, date a Piccolo una possibilità: è un’oscura saga familiare che gioca e reinventa la letteratura ed è di una bellezza mozzafiato.
Abbiamo relegato un commento sui meravigliosi disegni di Gatignol alla fine purtroppo. Non ci siamo sperticati sulla forza dei suoi disegni, sul come le emozioni dei suoi personaggi siano cosi palpabili e sulle dimensioni dei personaggi della storia. Il suo giocare con vari stili architettonici per creare un mondo cosi ostile e crudo. In fondo, avremmo davvero dovuto? Basta solamente la prima vignetta di questo pezzo per avere un valido motivo per comprare il libro.
A voler proprio trovare il pelo nell’uovo avremmo voluto sapere di più sul resto della famiglia. Ma questa è solo la premessa di una lunga storia. Ci saranno altri 4 volumi. Speriamo che Bao possa proporceli il prima possibile!

8.6

Sceneggiatura

8.0 /10

Disegni

9.0 /10

Originalità

9.0 /10

Caratterizzazione

9.0 /10

Chine

8.0 /10

Pros

  • Una storia cruda e cattiva,ma meravigliosa.
  • Innumerevoli richiami classici e mitologici
  • Le incredibili tavole di Gatignol

Cons

  • Poca attenzione per i membri della famiglia.

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