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Extremity #2, la Recensione – NO SPOILER

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Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

A volte recensire fumetti come questo secondo volume di Extremity diventa difficile come rimettere dentro il dentifricio nel tubetto: ci sono tante, forse anche troppe cose da dire su questo volume. Ed è molto dura forse anche perché il mio rapporto da lettore compulsivo con il creatore di Extremity, Daniel Warren-Johnson, è una sorta di lunga storia d’amore. Lo adoro in maniera viscerale un po’ perché è molto ma molto bravo, ma la vera ragione è che lui è una creatura abbastanza insolita nel gigantesco panorama dei comics statunitensi.

In primo luogo, non lo vedrai mai su Twitch a cucinare come Jim Lee, né a far passare anni tra una pubblicazione e un’altra come un Daniel Clowes qualsiasi.
È attivissimo e lavora per chiunque: dalla Marvel alla Distinta Concorrenza, passando per BOOM e Dynamite. Lavora anche su giochi da tavolo e per riviste scientifiche. Ha persino il suo webcomic, Space Mullet!, insomma uno a cui il lavoro di certo non manca.
Perché il mio quasi omonimo è bravissimo, ha uno stile dinamico e pieno di dettagli, che riesce ad essere sia ruvido sia così esagerato da renderlo perfetto per disegnare scene degne di un blockbuster.
Me ne sono innamorato leggendolo in coppia con Donnie Cates – non ancora la superstar che è ora – su The Ghost Fleet, un fumetto che è un revenge horror anni ’90 su carta: pieno di incredibili scene d’azione e esplosioni esagerate. Un mondo folle, dove si può incontrare un demone o un gigantesco camion trasportatore in fiamme. Con decine di auto molotov. O momenti del genere.

Ghost Fleet chiude prima del previsto, ma oltre ad essere una grande lettura è il primo passo verso quello che di fatto è il suo primo vero lavoro a tutto campo: Extremity. Finalmente il nostro ha la possibilità di non essere “solo” un ottimo professionista relegato però a piccoli lavori, una sorta di “segreto ben nascosto”. Ora le cose sono molto diverse: può finalmente giocarsela coi grandi, perché se non hai un tuo fumetto “creator-owned” non esisti. O meglio, non esisti per il grande pubblico. Che è quello che ti paga lo stipendio.
E cosi eccoci al debutto di Extremity, e posso dire subito senza mezzi termini che è uno strameritato trionfo.
Non c’è stata classifica statunitense che non lo abbia inserito come un must read, e ora a pochi mesi dalla sua conclusione negli states Saldapress ha stampato il secondo volume, dal titolo Guerriera.
Uno dei migliori fumetti dell’anno. La storia è scorrevole, ricca di tavole che lasciano stupefatti per la quantità dei dettagli messi su carta da DWJ.
Quindi, devo davvero fare le pulci a un fumetto che ho adorato? Sì. Perché Extremity è un fumetto che alza di molto l’asticella dei fumetti “d’evasione”. Purtroppo però è anche privo di guizzi,di grandi idee.
Mettetevi comodi mentre provo a rimettere dentro il dentifricio.

MI È PIACIUTO PERCHÉ CI SONO ASTRONAVI, UCCELLI GIGANTI, MOSTRI LOVECRAFTIANI E… ANSIA DA PRESTAZIONE?

In un intervista dello scorso anno per Paste Magazine, DWJ parla di Extremity come un fumetto sulla perdita. O meglio, sulla sua più profonda paura della perdita: quella del non poter più disegnare.
La protagonista, Thea era una grande disegnatrice che si ritrova senza una mano a causa di una sanguinosa guerra tra due clan, i Roto e i Paznina, e che si fa installare una lama come arma e ritrova cosi una nuova identità come guerriera e erede al trono. Il fratello Rollo, che dovrebbe essere il legittimo erede, rifiuta di combattere e cerca di trovare un suo posto nel mondo.
C’è persino un robot che sa di essere una gigantesca arma di distruzione,ma è combattuto se seguire la sua programmazione o essere invece amico di Rollo e degli umani. Tutto questo condito da impressionanti splash page così piene di dettagli da farmi piangere di gioia.

E questo è stato a grandi linee il riassunto del primo volume, un’iperviolenta storia fantasy sul dolore della perdita e sui traumi che ne derivano.
Il secondo volume, se è possibile, è ancora più violento, anche se abbiamo qualcosa che ne primo volume non c’era: la speranza.
“Ho basato tutta questa storia”- dirà sempre su Paste Magazine –“dalla storia di Eva Kor, sopravvissuta all’Olocausto […] è stata incredibile perché è riuscita a perdonare i suoi carnefici! Ho basato la mia storia su di lei perché è riuscita ad andare avanti, a scrollarsi di dosso quello che le era capitato.”

Così questo volume parla di speranza,di quella più alta possibile e di come serva per rovesciare un destino che sembra essere irresistibile. Thea e suo fratello vengono salvati da un gruppo di persone provenienti da entrambi i clan, gli Essene, che hanno deciso di lasciarsi lontano la guerra e di condurre una vita pacifica.

In un mondo perennemente in guerra,forse è una scelta da “deboli”, ma senz’altro è la scelta migliore. La domanda è: potranno i due lasciarsi tutto alle spalle o torneranno di nuovo indietro per cercare di salvare coloro che amano? Ovviamente la risposta la sapete già, e tutto questo avviene in un tripudio di mostri tentacolare, robot giganti, uccelli a tre teste, spade elettriche...

In Extremity oltre a una storia semplice e scorrevole c’è di tutto. C’è senz’altro qualcosa che vi farà adorare questa serie che prende a piene mani dal cinema: un debito enorme con Mad Max, ma anche con Nausicaa di Miyazaki, fino al design dei personaggi che non sfigurerebbe in una pellicola di Star Wars. C’è più di qualcosa che rimanda sempre a qualcos’altro e vi sarà impossibile non trovarci caratteristiche che possano farvi impazzire questa serie.

Coi disegni potremmo fare un simile discorso: c’è un’energia, un dinamismo che è proprio del fumetto giapponese (qualcuno ha detto Otomo?), ma è facile vederci anche l’influenza di gente come Paul Pope o Simon Roy.

E qui è il punto in cui dico che questo è il limite di Extremity: il fatto che sia sì, sempre sopra le righe, ma che non abbia nulla di veramente originale. Ci sarà qualcosa, anzi molto più di qualcosa per cui adorerete questa serie, ma al tempo stesso c’è qualcosa che lo rende più una fanfiction di Star Wars che non un fumetto della Image. Probabilmente il nostro Daniel ha deciso di mettere un po’ tutto quello che gli piaceva e per far vedere i muscoli ha deciso di scatenarsi in tavole fenomenali. Praticamente una sorta di portfolio in due volumi.

Questo è un problema? No, niente affatto, anzi avrei proprio per questo voluto altri 10 volumi. È un fumetto di pura evasione straordinario, che ho adorato. Disegnato così bene da farmi cadere la mascella, a ogni splash page o a ogni scontro (e sono innumerevoli), scorrevole e soprattutto non l’ho dimenticato una volta chiuso: un unicum per quasi tutto -meno un certo Kirkman- quello che riporta la scritta Skybound in copertina.

E non fa niente se dovrò paragonarlo per forza a tante altre cose: Extremity è il più grande film di Star Wars che, purtroppo, non vedremo mai in sala. Una delle più belle letture di quest’anno. Consigliatissimo.

8.1

Sceneggiatura

8.0/10

Disegni

9.0/10

Originalità

7.5/10

Caratterizzazione

8.0/10

Colori

8.0/10

Pros

  • Storia scorrevole e molto piacevole da leggere
  • Disegnato benissimo, con un tratto ruvido ma d'effetto
  • Ottimi i colori di Mike Spicer

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