Dylan Dog n. 387: Che regni il caos!, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti

John Ghost sguinzaglia il brutale serial killer Axel Neil su Londra provocando una strage. Dylan Dog lo affronta e diventa un eroe nazionale. Ghost strumentalizza la nuova immagine dell’indagatore dell’incubo e lo rende un simbolo da seguire. Le distorte conseguenze non tarderanno a palesarsi.

Autori: Roberto Recchioni (testi); Leomacs (disegni); Marco Nizzoli (disegni); Gigi Cavenago (cover); Giuseppe Camuncoli (cover edizione speciale)
Genere: horror
Casa editrice: Sergio Bonelli Editore
Paese: Italia
Data di uscita Italia: 29 novembre 2018

Roberto Recchioni, attuale direttore editoriale di Dylan Dog, esordì sulle pagine dell’indagatore dell’incubo con una storia breve per il primo storico Color Fest, uscito nel 2007, intitolata Fuori tempo massimo. Dylan doveva vedersela con Axel Neil, folle e gigantesco serial killer, figlio dello splatter anni ’80 che, fuori dalla sua epoca d’appartenenza, finiva per risultare inefficace. Era una risposta a quei fan nostalgici che continuavano e continuano tutt’oggi a chiedere un ritorno a “quelle storie lì”. Dylan Dog nasce nel 1986, proprio in pieno boom del genere splatter che si sarebbe sgonfiato di lì a poco, ed ha dimostrato la sua forza continuando a navigare col vento in poppa anche senza il favore di quel mare di sangue e frattaglie. Col senno di poi, quella prima storia di Recchioni era già una piccola parte del suo manifesto programmatico.  L’autore romano è noto per essere un innovatore e un progressista, disposto a rischiare, a uscire dagli schemi e togliere il terreno da sotto i piedi del pubblico fino a indispettirlo. Le storie da scrivere sono quelle di cui i lettori non sanno di avere bisogno. Altro che nostalgia.

Eppure.

Eppure alla fine i fan hanno vinto. Il virus della nostalgia, proprio come un’epidemia zombi, si è diffuso inarrestabile. Invece di raccontare l’oggi, di prendere a schiaffi il pubblico per dargli una svegliata, Hollywood preferisce blandirlo somministrandogli un insipido surrogato degli anni ’80, sia sul piccolo che sul grande schermo. Ed è così che ha inizio il Ciclo della Meteora, un arco di tredici storie che condurrà al numero 400 di Dylan Dog e che tira le somme di questi (primi) cinque anni della nuova linea editoriale. 

Dylan affronta Axel Neil e la sua dimensione diegetica viene stravolta. L’antieroe diventa eroe. Il più fallibile e disincantato dei personaggi Bonelli diviene un simbolo di virtù. Stravolgi la realtà cristallizzata di una creatura di fiction e otterrai il caos. Si torna quindi all’entropia, tema caro all’autore, introdotto nella sua prima storia sulla serie regolare (n. 268, Il modulo A38) e fondamentale nel suo John Doe. In tal senso, John Ghost è sempre di più emanazione di Recchioni. E’ l’uomo che veicola il destino di Dylan Dog e che ne strumentalizza l’immagine. Solo che stavolta il gioco è sottilissimo perché Ghost-Recchioni, tanto per cambiare, non indispettisce il pubblico, anzi, gli dà esattamente quello che vuole.

Emblematica la sequenza meta nella quale Dylan legge un fumetto dedicato alle sue avventure e che lo ritrae come molti lettori lo vorrebbero, un ammazzamostri convenzionale, con battute ad effetto da eroe action e la bella cliente di turno il cui unico scopo è quella di mostrare le grazie e fare sesso col protagonista.

La dicotomia tra ordine e caos è ben espressa dai due disegnatori dell’albo. Lo stile chiaro, pulito, realistico di Marco Nizzoli è adeguato alle sequenze più statiche, ai dialoghi e, soprattutto, alle atmosfere asettiche dell’ufficio di John Ghost. Di contro, Leomacs si prende la parte action-splatter col suo tratto più caricaturale. Sbrana le vignette, sfonda la gabbia bonelliana, fa esplodere onomatopee cacofoniche, mette in scena uno slasher compiaciuto come non si vedeva dai tempi di Killer! (n. 12 della serie regolare), il tutto venato dal gusto dell’esagerazione. Il maggiolone con la balestra gigante è uno dei momenti più deliziosi dell’intero albo. A tenere in piedi la sospensione dell’incredulità è l’umorismo surreale e satirico, in pieno stile Sclavi, che permea la narrazione dall’inizio alla fine. In tal senso, Recchioni mostra maturità ed equilibrio nel cadenzare i toni.

Dopo 32 anni ci sono ancora lettori che cadono dalle nuvole quando si accorgono che Dylan Dog è politicamente e socialmente schierato. Il personaggio è stato spesso utilizzato suo malgrado e senza alcuna autorizzazione per propaganda politica da ambo gli schieramenti. Perfino Salvini, lontano anni luce dall’ideologia alla base del personaggio, lo ha citato un paio di volte. Ecco, l’atteggiamento di quei fan di Dylan di cui abbiamo parlato finora è un sintomo piccolo piccolo del più ampio e pericoloso populismo che sta piagando buona parte del pianeta. Nel finale della storia, Dylan esclama a gran voce, con tanto di lettering esaltato in grassetto, “Non sono dalla vostra parte”, a ribadire la sua presa di posizione tutt’altro che neutrale. Il finale pare essere retorico e salvifico e, proprio per questo, stiamo pur sicuri che non sarà definitivo.

Dylan Dog n. 387: Che regni il caos!

8.5

Testi

8.5/10

Disegni

9.0/10

Cover

8.0/10

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