Crossed + 100: La Recensione

Recensione del brossurato Panini, contenente i primi sei numeri della rielaborazione personale che il Bardo di Northampton fa del mondo di Crossed (ideato da Garth Ennis e Jacen Burrows).

Scritta dal “Bardo” Alan Moore, di cui non dovrebbe essere necessaria introduzione sul livello di genialità e rivoluzionarietà delle sue opere, e disegnata dal brasiliano Gabriel Andrade (Ferals e Uber), quest, ultimo decisamente avvezzo allo splatter e al gore.

Sarebbe sbagliato relegare Crossed + 100 al mero ruolo di “what if…” ambientato cento anni dopo la diffusione dell’ epidemia che ha sconvolto, nonchè quasi distrutto, il genere umano in Crossed. 

Una svista può costare troppo

Crossed + 100 è a tutti gli effetti un/il sequel di Crossed, così come la Sottile Linea Rossa (Crossed: Badlands 50-56) servì da prequel agli eventi narrati in Crossed.

Conoscere la serie principale non è chiaramente necessario per la comprensione di + 100, dopotutto è passato un secolo, qualsivoglia protagonista/antagonista è sicuramente morto. Sicuramente ciò che è richiesto è un livello di pazienza superiore a quello normalmente impiegato nelle ordinarie letture di fumetti.

Unico consiglio che ci sentiamo di dare però è quello di recuperare la prima serie solo per capire gli eventi che fungono da antecedente a +100. Giusto per avere una serie di punti fermi: cosa è successo nel 2008? Come mai è successo? Chi sono gli scrociati? Cosa vogliono?

Quello che sicuramente traspare da una semplice lettura prima facie è sicuramente il diverso stile formale adoperato da Moore, come meglio si vedrà sotto, il Bardo ha decisamente “invertito” la marcia rispetto al suo collega Garth Ennis.

Particolare, altresì, la scelta di denominare ogni singolo capitolo con il nome di storie di fantascienza e fantasy della vita vera (ad es. Il Ritorno del Re, Io Sono Leggenda, Ghiaccio Nove, Un’ Oscuro Scrutare, Fondazione e Impero), scelta sicuramente ben congegnata visto il ruolo della protagonista del racconto.

 

Welcome to the future

Ci eravamo lasciati il secolo scorso (al link potrete trovare la nostra recensione di Crossed) con un percorso fortemente depressivo e catastrofico, un climax ascendente di violenza e terrore senza sosta.

Il Bardo di Northampton invece cerca di restituire un briciolo di speranza in un mondo che vuole riscattarsi dopo la distruzione della civiltà e della società moderna, spostando il racconto di un secolo in avanti rispetto agli eventi originari (2008->2108).

La prospettiva di Moore si situa, come già detto, in posizione speculare rispetto al lavoro fatto da Ennis. L’autore dimostra fin da subito un maggior ottimismo per il risorgimento dell’ umanità. Il Bardo infatti si concentra su di un mondo in cui i sopravvissuti possono smettere di “guardare” alla distruzione passata per pensare finalmente all’ avvenire.

Il tempo intercorso ha sicuramente inciso sulla situazione della flora e fauna del pianeta.

Su questo particolare aspetto Andrade non pare risparmiarsi, la natura viene raffigurata come libera e selvaggia come non mai (ricorda quasi il videogioco Enslaved: Odyssey to the west). Lo stesso dicasi per la fauna, finalmente libera da catene e soprusi umani, libera di vivere nella sua natura come nell’antichità

 

Tuttavia non è tutto oro quel che luccica.

Gli scrociati infatti esistono ancora, anche se in numero notevolmente inferiore rispetto al passato. Il perchè della situazione degli scrociati è progressivamente narrato nel corso dei primi numeri (per opera della protagonista). Senza voler spoilerare nulla di importante, il cambio comportamentale degli infetti è da imputarsi essenzialmente alla selezione naturale. La teoria darwiniana infatti ben si applica anche in questo contesto: se non ti riproduci, muori, e se non ti adatti muori lo stesso.

Ulteriore elemento di novità, come anticipato in apertura, è dato dall’attenzione profusa sulla caratterizzazione dei personaggi (nello specifico il loro quotidiani, i loro desideri e le loro aspirazioni) e sulla narrazione degli eventi passati. Il cambio direzione improntato da Alan Moore ci permette quasi di “vivere” all’ interno del mondo di Crossed + 100, di sentire “vivi” i personaggi del racconto.

Diversa è anche la velocità della trama di questi sei numeri, il Bardo non si getta in un rush adrenalinico come il collega Ennis, bensì si prende il suo tempo ed introduce tutti gli elementi con un’ attenzione tipica dei suoi lavori. Moore pone il focus sui personaggi e sulle loro storie. Personaggi i cui nomi ricalcano poi in gran parte la situazione successiva al “risorgimento” della società umana: Hope (Speranza), Forward (Avanti), Tomorrow (Domani), Cautious Optimism (Cauto Ottimismo) e Future (Futuro), come la protagonista.

Moore poi, sempre per il tramite della protagonista, meglio circoscrive alcuni degli eventi del passato.

In primo luogo viene meglio chiarita l’epidemia iniziale, la quale viene definita come “La Sorpresa” da parte dei sopravvissuti. Ulteriormente, dato lo iato temporale intercorso, tutte le informazioni sul mondo “di prima” (e i suoi eventi) sono raccolte da soggetti denominati archivisti (di cui la protagonista fa parte).
Scopo degli archivisti è appunto quello di “archiviare” (nel senso di recuperare) tutto quanto di precedente agli eventi del 2008. L’ idea è fondamentalmente quella di catalogare tutta la conoscenza e il sapere umano che è andato perduto a seguito dell’ umanità.

In secondo luogo Moore narra anche del cambio di abitudini degli scrociati, ma lo fa lasciando tante piccole tracce nella narrazione. Si riesce a scoprire che la popolazione infetta ha abbandonato il continuo spargimento di sangue in favore di uno stile di vita, almeno in apparenza, maggiormente conservativo.
Particolarmente interessante è poi la scoperta di alcuni insediamenti scrociati, ricalcanti le vecchie oasi tribali del mondo pre-epidemia, quasi sempre nascosti agli occhi dei sopravvissuti.

Sempre dal diario della protagonista si apprende la situazione concernente i numeri della popolazione sopravvissuta, e di quella infetta, a far data dal 2008.

Da sette miliardi nel 2008 è scesa a circa un milione nel 2020 (principalmente a causa della furia sanguinolenta della prima generazione di scrociati), mentre gli infetti da cento milioni a circa 14 milioni nello stesso spatium temporis.

Tra i vari fattori imputabili alla diminuzione del numero di scrociati vi sono: 1) morte naturale; 2) uccisione; 3) cannibalismo; 4) nessuna riproduzione tra uomo e donna (o cannibalismo nei confronti del neonato). Altro fattore che ha successivamente diminuito la popolazione infetta, a far data dal 2050, è dato dall’ AIDS (si ricorda che una delle attività principali degli scrociati era/è il sesso), il quale ne ha sfoltito ulteriormente il numero a cinque milioni. Per il 2070 infine il rapporto si ridusse a 2:1, due milioni di infetti a fronte di un milione di umani.

 

A Future Past Society

Da un punto di vista sociologico ci si trova di fronte ad una società simil-medioevale con svariate contaminazioni steampunk. 

Ad esempio: i sopravvissuti si muovono principalmente su di una locomotiva a vapore, esiste altresì ancora l’energia elettrica (cd. Scossa), vengono usate armi bianche e le armi da fuoco sono quasi un lusso.
Tuttavia il resto della società pare essersi fermato alla creazione di piccoli insediamenti reclusi e seclusi, simili agli avamposti di frontiera del passato. Anche l’avamposto di Chooga (quello della protagonista) sembra rifarsi ad insediamenti tipicamente tribali. Non vi è traccia del tipo di economia praticata (forse il baratto), non vi è alcuna memoria di internet, non esiste altresì più la religione (tranne l’ islamismo che ancora sopravvive) e curiosamente il tipo di alimentazione praticata pare basarsi esclusivamente sul consumo di burger di struzzo.

Altro fattore interessante è dato dal fatto che quasi tutta la nuova generazione di sopravvissuti (nata post 2050) non ha mai visto uno scrociato in carne ed ossa. Tracce di questo assunto si rinvengono nel comportamento di forte stupore e invidia di alcuni personaggi nei confronti della protagonista (dopo che questa ha avuto il suo primo contatto con un infetto). Ulteriori indizi sempre dello stesso fenomeno si rinvengono nel comportamento di altri giovani intenti a dipingersi il volto come gli scrociati allo scopo di inscenare giochi simili a guardie e ladri (nella continuazione di Spurrier addirittura il gioco viene elevato a vera e propria esercitazione militare).

 

Capocciare lingue nuove e sgambare in allegria

Ma è proprio sul fronte del linguaggio che Alan Moore sorprende tutti, arrivando a fare qualcosa di simile a quella fatta da  J.R.R. Tolkien nel Signore degli Anelli (o allo slang ‘Nadsat” creato da A. Burgess per Arancia Meccanica). Il Bardo ha infatti creato una sorta di linguaggio post-apocalittico, composto principalmente da parole inventate (tratte perlopiù dalle attività quotidiane dei sopravvissuti), come ad esempio: capocciare in luogo di pensare, sgambare in luogo di camminare, occhieggiare nel senso di vedere, cinematico in luogo di spettacolare, ladrare in luogo di rubare, stercare come imprecazione generica, cazzare in luogo di “farsi le carezze”[N.d.R].

Sempre in punto di linguaggio, alcune parole inventate poi non rendono bene l’idea del lavoro fatto da Moore, principalmente a causa della traduzione italiana (che ha anche saltato alcune delle parole inventate, ad esempio: sopravvissuti in inglese è survivalers, unione di survival e travellers). Esempio cruciale è dato da “rincuorare” come sinonimo di volersi bene (che in originale è “I heart you”), ma anche l’uso di “ca**o/f**a” come rafforzativi di varie parole (insistentec***o, abbuffaca**o, uccidif**a). Interessante (per i più curiosi) è poi questo articolo in inglese, contenente tutte le parole inventate da Moore per Crossed + 100.

 

We dont’t need no education

È dato supporre che, visto il linguaggio grezzo usato dai sopravvissuti, nel periodo intercorrente tra il 2008 e almeno il 2070, vi sia stato un totale arresto dell’ educazione e dell’ istruzione, come dimostrato dal livello culturare dei sopravvissuti di + 100. Prova di tale assunto si rinviene sempre nel linguaggio creato da Moore, ove si trovano:
1) parole volutamente “sempliciotte” e imbarbarite (come già visto sopra)
2) uso di abbreviazioni (es. Al.Cre. = Almeno Credo)
3) acronimi (Fintestorie per indicare la letteratura di fantascienza/fantasy ante eventi di Crossed)
4) figure assimilabili alla crasi ed ai neologismi sincratici, cd. portmanteau, (esempi di utilizzo sono dati da assaltrucidando, infestirpe, qurano).

Moore altera altresì anche i nomi degli insediamenti umani rispetto alle versioni pre-epidemia, ad esempio “enneipsilon” si riferisce allo stato di New York, GMela con riferimento alla città invece, Chooga (avamposto dei protagonisti) a Chattanooga in Tennessee.

Nonostante l’ingegnosa e creativa trovata sul fronte linguistico, puo’ risultare sicuramente arduo ad una prima lettura comprendere la lingua messa in piedi da Moore. Si tratta invero di un esercizio alquanto faticoso e dispendioso (specie per chi è abituato al Crossed di Ennis).

 

Once a Crossed, Always a Crossed

Come si diceva in apertura, gli scrociati non sono scomparsi (Moore questo particolare ce lo ricorda con una perizia non indifferente), nonostante la minore presenza sul territorio e la minore aggressività,  essi sono sempre pronti a difendere il proprio territorio (o meglio i propri “Nidi” come definiti dalla protagonista).

Della ratio concernente il cambio di abitudini degli scrociati viene dato atto nel quinto numero.
In questo capitolo il nostro manipolo di sopravvissuti incappa in un insediamento scrociato ben diverso dal solito, un insediamento troppo moderno e strutturato per il basso livello educativo degli scrociatiAll’ interno di questo villaggio i nostri protagonisti scoprono però una cosa davvero indicibile: il piano degli scrociati per il futuro, un piano meticolosamente creato per culminare nel centenario della Sorpresa.
Conseguenza di tale scoperta è che in poche scene torna a sentirsi quel sentore di angoscia e strisciante terrore che sembrava essere sparito nella run di Moore.

Si tratta, senza spoiler, di un plot twist davvero inaspettato e ben congegnato, quasi sempre lasciato in background dall’ Autore (salvo lasciare svariate “briciole” in giro per i primi quattro capitoli), il quale aspetta propiziamente l’ultimo momento per ricordare (e ricordarci) che la minaccia scrociata non è mai scomparsa dal pianeta.

Ma che anzi, si stava solo preparando per un contrattacco ancora piu’ spietato.

Interessante come Moore utilizzi come sostegno per le attività dell’antagonista idee tratte dal Piano Seldon del Ciclo della Fondazione di Asimov (nello specifico il concetto di psico-storia).

Ed è disarmante vedere come pian piano venga erosa quella poca stabilità che era stata fittiziamente creata da Moore nei primi numeri; ma ancora più sorprendentemente al primo plot twist ne fa seguito immediatamente un altro, ancora più inaspettato, ancora più crudele del primo.
In poche scene Moore distrugge completamente tutto quel (finto) sentore di sicurezza e speranza che aveva creato, una tabula rasa che perfino il lettore faticherà a digerire.

Il ciclo si conclude con una riflessione della protagonista, secondo la quale è stato tutto un piano degli scrociati (o meglio, di uno scrociato in particolare) fin dall’ inizio. Gli essere umani si sono solo illusi di essere riusciti a ricreare una sorta di società post-apocalittica, fondata sulla pace e sull’armonia, e di aver quindi “sconfitto” gli scrociati.

Di fatto sono sempre stati nella “padella” degli scrociati, pronti per essere divorati dopo una lunga (e inesorabile) cottura a fuoco lento.

 

After the storm

Chiusi questi sei numeri, Moore abbandona la testata lasciando il lavoro in mano al già navigato Simon Spurrier, il quale riprende la storia dei (due) sopravvissuti esattamente un anno dopo gli eventi del ciclo del Bardo. Cambia anche la compagine artistica, Andrade lascia il posto a Ortiz (God is Dead), Heinz (Stitched) e Tunica, quest’ultimo esordiente proprio su Crossed + 100.

Inutile dire come sia lo stile sia il flow della storia siano notevolmente diversi rispetto al primo ciclo. Pur rimanendo sempre diverso dallo stile iper violento e “gorepunk” di Ennis, il lavoro di Spurrier risulta decisamente più leggero rispetto al ciclo di Moore. Intanto si caratterizza sia per una maggiore componente action del racconto sia per una minore densità e complessità linguistica utilizzata (pur mantenendo le basi del linguaggio creato dal Bardo).

Allo stesso modo il racconto pare essere stato alleggerito per il tramite della depurazione dei tanti orpelli linguistici posti in essere da Alan Moore nella sua gestione, nonché dall’ utilizzo di una minore componente introspettiva dei personaggi. D’altronde non poteva essere diversamente, Spurrier è un bravo scrittore, un veterano di Crossed, ma non è Alan Moore, non ha la sua maestria, il suo genio.
Tra le ulteriori scelte stilistiche, in continuità col passato ciclo, permane altresì la denominazione dei singoli capitoli basata sui classici fantasy/fantascientifici della letteratura.

Diverso è anche il tema portante della gestione Spurrier, ossia l’unione e la ricerca della convivenza tra infetti e umani. Ricerca che l’ Autore cercherà di portare avanti attraverso l’introduzione di un personaggio davvero molto particolare e inaspettato.

 

What lies beneath the surface?

Pensare a Crossed + 100 come ad un semplice follow up del lavoro di Ennis è sicuramente un errore madornale. Si rischierebbe infatti di considerare quanto messo in piedi da Moore come un’ inutile e sovrabbondante deviazione da un’opera che sembrava essere, perlomeno in apparenza, una sorta di “kermesse” della violenza fisica e sessuale.

Ma c’è molto di piu’ al di sotto della superficie.

C’è molto di più all’interno dei primi sei numeri di questa serie, non si tratta di una lettura da pausa pranzo o da tempi morti. Complessità e densità della trama sono fattori noti nei lavori di Moore, e + 100 non fa eccezione. Citando Millar “Non è la solita lettura da gabinetto con cui cercate rifugio dalle vostre monotone vite” (cit. Wanted #6)

Si tratta infatti di un lavoro che dopo una prima lettura necessita almeno di un paio di altre “ripassate” per meglio comprendere tutto il lavoro certosino che si cela dietro la facciata. Potrebbe quasi definirsi come un’ attività di studio vero e proprio (non dissimile dallo sforzo che a volte è necessario profondere per comprendere i lavori di altri autori, come Morrison o Jodorowsky ad esempio).

Nello specifico è rintracciabile un’ accurata indagine sul linguaggio, sulla forma, sull’ uso e sull’ etimologia delle parole, risultato dell’enorme esperienza accumulata da Moore nel corso degli anni.
Letteralmente un fiume di informazioni, tanto grafiche quanto verbali, che a maggior ragione abbisognano di uno sforzo interpretativo non indifferente, sforzo a cui non sempre il lettore è ben disposto.

 

Splatter artistico

Artisticamente parlando, il lavoro di Andrade risulta particolarmente azzeccato (punti bonus sono dati dalla provenienza del disegnatore dall’ Uber di Gillen), la dovizia di particolari che pone in essere in ogni vignetta ben si attaglia al lavoro scaturito dalla penna del Bardo.
Lo stesso dicasi per lo storytelling grafico e per la scorrevolezza tra le varie vignette (specie nell’alternanza tra flashback e presente), il che rende la storia (almeno sulla carta) davvero godibile e interessante.
Molto buono anche il livello di conoscenza anatomica da parte di Andrade, cosa non sempre scontata (specie con riguardo ai successivi disegnatori che si sono succeduti sulla testata, nello specifico Rafael Ortiz).

Insomma, un “battesimo del fuoco” molto riuscito con uno dei grandi dell’industria del fumetto moderno. Analogo gran debutto anche quello di Martin Tunica, che mette in campo uno stile discretamente dettagliato e godibile, un bel risultato per un newcomer.

 

 

 

Crossed + 100

Crossed + 100
7.8

Trama

8.5 /10

Comparto Artistico

8.0 /10

Scorrevolezza

6.0 /10

Originalità

9.5 /10

Fattore Moore

7.0 /10

Pros

  • Un notevole cambio di direzione rispetto alla serie precedente...
  • Caratterizzazione approfondita di un sacco di personaggi
  • Uno stile linguistico davvero eminente
  • Andrade davvero azzeccato come disegnatore
  • Intrigante il personaggio aggiunto da Spurrier

Cons

  • ... cambio che non tutti i lettori potrebbero apprezzare
  • Forse eccessivamente denso e pesante da assimilare
  • ... linguaggio che non tutti potrebbero trovare facilmente intelligibile
  • Peccato per la perdita qualitativa successiva al cambio dei disegnatori
  • La continuazione con Spurrier potrebbe non piacere ai puristi di Moore

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