Copperhead Vol. 2, la Recensione – NO SPOILER

Anteprime
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

Tornare a leggere Copperhead è un vero piacere. Avevamo già avuto modo di parlare della serie, etichetta Skybound, in questa nostra recensione, trovando il titolo fresco e accattivante, uno Space-Western in grado di realizzare i desideri nascosti di molti fan del genere. Le atmosfere, ispirate all’universo immaginato da George Lucas, fanno da contorno a una vicenda arida e violenza, in un’avventura dai toni decisamente pulp.

Ai confini dell’Universo

La particolarità delle testate Skybound è nel concepire una storia sì unica, ma divisa in cicli, l’uno successivo all’altro, ma con dei confini ben delimitati. Ciò favorisce la lettura, con una trama che prosegue verticale, suddivisa in vicende di minor brevità. Una struttura che potrebbe sembrare semplice, ma che rivela una grande visione delle opere, in grado di rivoluzionare con freschezza il panorama fumettistico attuale, dove i confini tra story-arc si sono fatti via via più labili, rendendo difficile la lettura non solo ai neofiti, ma anche ai lettori più navigati.

Il team artistico non subisce modifiche, con un buon lavoro di squadra che trasforma Copperhead in un vero amalgamarsi di diversi talenti. Alla sceneggiatura Jay Faerber, autore che ha sposato in pieno la filosofia Skybound. Nella narrazione troviamo infatti tracce e dettagli che mostrano un evolversi degli eventi intorno alla vicenda principale, senza che essa ne risenta. Poche pagine, poche vignette, ma che riescono ad anticipare quanto basta per spronare la curiosità del lettore. Dinamico e mai banale, riesce a giocare con capacità con i cliché del genere, senza risultare prevedibile o noioso.

Merito anche di Scott Godlewski, pienamente co-autore, in grado di trasformare in azione ciò che chiede la sceneggiatura di Faerber. Crudo, grottesco quanto basta, più che alla semplice rappresentazione il nostro plauso va alla sapiente capacità di realizzare design nuovi, non-visti, un qualcosa di decisamente difficile vista l’incredibile mole di produzioni, nei vari media, sul genere legato alle space-opera. Eppure buona parte del notevole impatto visivo è di Ron Riley, il colorista della serie. Ruolo spesso bistrattato, nel caso di Copperhead non si può non notare l’utilizzo dei colori per rendere al meglio l’atmosfera descritta da Faerber. Colori caldi e freddi si alternano, in un sapiente gioco che non solo non annoia l’occhio del lettore, ma lo trascina, con la sua grande suggestività. Leggere Copperhead è un piacere per gli occhi, senza se e senza ma.

L’orizzonte degli eventi

La vicenda prende le mosse da dove termina il primo volume. Lo sceriffo Clara Bronson e il suo vice sono impegnati nella difficile cittadina di Copperhead, sulla frontiera della colonizzazione spaziale. Copperhead è una città di sopravvissuti, dopo una sanguinosa guerra che ha messo contro gli uomini e gli abitanti indigeni del pianeta. Gli uomini, per vincere, sono ricorsi all’utilizzo di esseri umani artificiali, costruiti appositamente per combattere.

Su questa scena si muovono i nostri personaggi, in una rappresentazione futuristica di ambienti legati all’iconografia del Far West. Lo sceriffo Bronson si troverà infatti a dover rimediare al rapimento del suo vice, inseguendolo lungo la frontiera, verso la roccaforte dei criminali dell’area. Il tutto unendo un team a dir poco eterogeneo: ad accompagnarla troveremo infatti Ismael, l’uomo artificiale ribelle, insieme ad altri due suoi simili alle dipendenza del malavitoso locale, desideroso di fare la sua parte in tutto ciò. A chiudere l’inedito gruppo Cletus, maldestro alieno, debitore verso Clara.

Da contraltare una squadra di briganti alieni, utili semplicemente a svolgere la vicenda, caratterizzando ancora di più le atmosfere in cui avviene la narrazione. La violenza regna sovrana, insieme al dubbio e all’egoismo.

In tutto ciò procede, lentamente, la trama verticale: lo sceriffo Clara si è infatti rifugiata a Copperhead, insieme a suo figlio, per sfuggire a qualcuno di davvero molto pericoloso…

Stelle

Il mistero è parte integrante della serie stessa. Non ci troviamo di fronte ad eventi autoconclusivi, ad una situazione da “caso del giorno”, ma c’è un lento procedere verso una determinata direzione. Da questo punto di vista Copperhead è davvero un lungo romanzo grafico, con una idea da raccontare dall’inizio alla fine.

Le tematiche già emerse nel primo volume vengono espanse, tornando ad essere proposte come una costante: tra queste spicca un forte focus sul tema del razzismo e sulla colonizzazione, un argomento decisamente vicina a quella che è la storia degli Stati Uniti. In questo rappresentare il Far West non ci sono infatti solo città di frontiera, aridi deserti e saloon: il rapporto tra umani e indigeni non potrebbe essere più simile di quello tipico tra statunitensi e indiani d’America. Decisamente da apprezzare questa “ammissione di colpa” da parte dell’autore.

Negli Stati Uniti la serie prosegue, con un discreto successo: siamo infatti arrivati al quarto volume, e ciò fa ben sperare verso una sana pubblicazione di Copperhead, in grado di rispecchiarsi anche in quella italiana.

Alla conclusione di questa nostra recensione, ci troviamo così di fronte a un bivio: se avete già avuto modo di leggere il primo volume, vi assicuriamo che il secondo non è da meno, ed è la dimostrazione di quanto la serie meriti di essere seguita; se invece non avete ancora letto il primo volume, e siete comunque giunti qua in fondo, cosa state aspettando?

Il secondo volume di Copperhead è disponibile nelle fumetterie dal 30 Marzo, per SaldaPress.

Copperhead Vol. 2

7.9

Chine

9.0/10

Disegni

7.5/10

Storia

8.0/10

Leggibilità

7.5/10

Indipendenza

7.5/10

Pros

  • Molto semplice da leggere, anche senza il primo volume
  • Prosegue la storia senza cali
  • Le chine continuano ad essere il vero valore aggiunto

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