Capitan Marvel: tra marketing e femminismo

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

Sono anni davvero complessi per il fumetto, e fatti di molte polemiche per la Casa delle Idee. Tra critiche e approvazioni, Marvel sta infatti proseguendo su quello che appare un difficile cammino fatto di integrazione, di rinnovamento e di stravolgimenti, a volte decisamente non apprezzati dal lettore più stagionato, al contrario del benestare donato dalla fascia di lettori più giovani. Capitan America afroamericano e Thor donna sono solamente la punta di un iceberg più imponente, ma il cui approfondimento è già avvenuto in un nostro recente video, che potete trovare qui.

Mentre i nuovi Capitan America e Thor sono sotto i riflettori, nonostante l’ottima qualità di entrambe le loro serie, c’è un personaggio che, agli occhi di quel lettore critico e navigato, passa decisamente più in sordina, senza venir notato, ma che effettivamente è dimostrazione di una vera e propria imposizione della casa editrice sulla gestione del personaggio.

Parliamo dunque di Capitan Marvel, l’ex Miss Marvel, al secolo Carol Danvers.

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Evoluzione

Carol è uno dei personaggi che ha subito più trasformazioni nel corso degli anni. Nata nel 1968 come ufficiale dell’aeronautica, ha assunto la sua identità di supereroina nel 1977, a seguito di un incidente causato dall’originale Capitan Marvel che le ha donato dei poteri derivanti dagli alieni Kree. Da lì, la giovane eroina ha cambiato più volte identità, la più celebre delle quali è Miss Marvel, prima di assumere, pochi anni fa, l’identità di Capitan Marvel, come omaggio al celebre e compianto eroe che la ha resa ciò che è oggi.

Ciò su cui il nostro sguardo può iniziare a posarsi è appunto la complessità del passaggio da Miss Marvel a Capitan Marvel, non solo un cambio di nome, ma un vero e proprio restyling: da classica eroina con abiti succinti, dalla fluente chioma, Carol ha iniziato ad indossare una vera e propria tuta da combattimento, unita ad una nuova capigliatura dai capelli corti, e una virile cresta, il tutto per creare una immagine di fatto più moderna, meno legata allo stereotipo dell’eroina poco vestita e icona sexy, insomma, più portata verso un ruolo di primo piano derivante dal semplice carisma personale.

La differenza tra l’immagine ad inizio paragrafo e la seguente dovrebbe di fatto rendere ben comprensibile anche al lettore meno esperto ciò di cui stiamo parlando. Una decisa spinta non solo verso la semplice parità di genere, come dimostrato da “La Potente Thor”, incredibilmente eroica ma in grado di mantenere la propria femminilità, ma punta addirittura al superamento, tendendo a diventare icona del femminismo che è sempre più presente nelle cronache odierne.

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Leggi di mercato

Capitan Marvel è diventata così, da semplice membro dei Vendicatori, un vero e proprio leader: tre testate la coinvolgono, Capitan Marvel (dove è diventata comandante di Alpha Flight, la prima linea di difesa terrestre), Ultimates (un gruppo di eroi che cercano di impedire i disastri prima che avvengano) e, infine,  A-Force, un team di eroi tutto al femminile. Il culmine di questo progressivo processo di diffusione dell’immagine del personaggio avviene nella recente Civil War II, che al contrario della prima guerra civile, combattuta da Tony Stark e Steve Rogers, vede nei due leader lo stesso Stark, ma dall’altro lato della barricata c’è proprio Carol Danvers, più convinta e più sotto i riflettori che mai.

Il suo film stand-alone è previsto per il 2019, e si vocifera la sua presenza già in Infinity War. Ogni pezzo del puzzle arriva così al suo posto, facendoci comprendere come Capitan Marvel non sia semplicemente un tentativo di dar voce a istanze contemporanee, ma sia figlia delle leggi di mercato, alla ricerca di un forte personaggio femminile non solo da contrapporre a Wonder Woman, con il suo film in uscita a Giugno, ma in grado di rappresentare quella fetta di pubblico femminile che continua a seguire il Marvel Cinematic Universe e non può accontentarsi dei ruoli di comprimari di Vedova Nera e Scarlet Witch.

Leggi di mercato che hanno dunque imposto alla Casa delle Idee una precisa direzione, che crea nel lettore di vecchio corso meno scandalo, decisamente più impegnato nell’inutile caccia alle streghe per Capitan America e Thor, senza rendersi conto che il calo di qualità è appunto figlio di altre situazioni, come stanno dimostrando le vendite di A-Force, prossimo alla chiusura.

Ma al lettore cosa rimarrà? Riuscirà Marvel Comics nell’arduo compito di far emergere questo personaggio, che non riesce a riscuotere grandi consensi? Oppure sarà costretta dal mercato, unico vero giudice, a fare un passo indietro?

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