Blast from the Past #4: Wetworks #1

Fumetti
Massimiliano Perrone

Benvenuti ad un’altra meravigliosa edizione di Blast from the Past, l’unica rubrica che riesce a smuovere i vostri intestini senza dover andare al messicano alla ricerca di cibo di dubbia provenienza.

Questa volta è il turno di uno dei (tanti) titoli di lancio della prima Image, tuttavia, non appartenente alla prima ondata del 1992.

Sto facendo riferimento a Wetworks, lanciato nel luglio del 1994, e pubblicato su Image della Star Comics a partire dal 1995.

Narrante la storia di un gruppo black-ops tradito dal proprio governo ed impegnato in una secolare battaglia bene contro male. Verosimilmente la trama sembra rispecchiare tutte le storie della Wildstorm dell’epoca.

Facciamo qualche passo indietro.

IMAGE RISING

Come sappiamo, nel 1992 la Image viene fondata dai sei astri del comicdom dell’epoca: Jim Lee, Marc Silvestri, Jim Valentino, Rob Liefeld, Todd Mcfarlane ed Erik Larsen.

Quello che non sapete è che doveva esserci un settimo membro, Whilce Portacio, infatti, si tirò indietro all’ultimo, a causa dell’ammalarsi e della successiva morte di sua sorella.

Tornato in Image, verso la fine del 1993, decise, unitamente a Mr. Brandon Choi (ovvero l’uomo dietro tutti i numeri 1 di quel periodo), di co-scrivere una serie basata su un gruppo black-ops paramilitare impegnato in una missione di “salvataggio”.

L’incipit ricalca un po’ tutti i progetti di quel periodo Image, dove lo scopo era quello di mostrare un’eccelsa qualità a livello artistico, non di certo scrivere una storia memorabile/leggibile/originale.

Wetworks non fa assolutamente eccezione a quanto sostenuto qui sopra.

Se da una parte abbiamo un Portacio quasi al top, dato che il massimo verrà raggiunto nel periodo della Rinascita degli Eroi, con la serie di Iron Man, coadiuvato ai colori sia dalla Wildstorm Fx che da Joe Chiodo, mentre alle chine da Scott Williams, quest’ultimo vera e propria punta di diamante insieme a Matt Banning e Danny Miki, specie in quegli anni.

Dall’altra parte abbiamo un apparato in punto di storia davvero debole, sembra, infatti, il classico trash movie degli anni ’90, senza alcun nesso logico tra i vari capitoli, sintomo anche del burnout di idee di Choi. Quasi assente l’apporto di Portacio sulla storia, il quale si è limitato, probabilmente, alla sola creazione dei personaggi.

Ed era proprio questo il difetto della gran parte dei titoli Image dell’epoca, ossia l’assoluta assenza di qualsivoglia trama meritevole di essere (ri)letta. Il problema aveva, difatti, attanagliato prima i WildC.A.T.S, poi Backlash, poi Cyberforce, poi Deathblow, per poi espandersi a praticamente tutti i titoli del parco Wildstorm.

Sembrava quasi che i titoli servissero solo ad una cosa: essere sketchbook mensili per gli artisti vari.

Tornando a Wetworks, soffermiamoci sulla trama di questo primo numero.

A (NOT SO) QUIET RESCUE MISSION 

La prima pagina, del primo numero (uscito su Image 19, edito dalla Star Comics), mostra un VTOL impegnato a sorvolare il cielo dei Balcani, probabilmente all’indomani della dissoluzione dell’URSS, al cui interno si trovano i nostri protagonisti, impegnati nel  classico botta-risposta sulla missione.

Tuttavia la missione di salvataggio pare essere contraddetta sia dal carico del VTOL, su questo si trovano, infatti, armi ed esplosivi in grandi quantità, bastevoli per una piccola guerra di paese, sia dal comportamento dei membri del team, i quali sembrano avere i nervi a fior di pelle ed essere pronti alla loro personale death march (tranne il “protagonista” della serie: Dane).

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In realtà si viene presto a scoprire che il sito della missione pare trovarsi in Transilvania, come dite? Vampiri? Vi sbagliate sicuramente.

Ma non bruciamo le tappe con queste inutili speculazioni.

I nostri prodi eroi (con nomi davvero troppo gimmick, come ad esempio Claymore, Jester, Pilgrim, Mother, Grail) arrivano nel luogo prestabilito, solo per scoprire di essere stati anticipati ed, anzi, di essere stati fregati.

Scoprono sia di essere stati anticipati da qualche sorta di “animale-mutante-antropomorfo-con-denti-aguzzi-di-dubbia-originalità”, sia di avere non più di tre minuti di vita, dato che gli esplosivi che si portavano appresso sono stati appena fatti partire in remoto dal loro stesso governo. Quasi come se fosse tutto un set-up fin dall’inizio.

Tuttavia Claymore, il grande curioso del gruppo, decide di osservare una strana sostanza che si trova in uno dei cilindri lì vicino, solo per venire immediatamente ricoperto da una strana sostanza color oro, simile invero ai simbionti Marvel, la quale pare aver reso il nostro “eroe” una sorta di Re Mida con tendenze omicide.

Inutile dire come l’esplosione dei vari esplosivi non sortisca alcun effetto sulla nostra squadra, la quale, dopo aver visto gli effetti della sostanza color oro, decide di farne largo uso per sopravvivere alla imminente detonazione e allo successivo sviluppi di eventi.

Detonazione che pare essere foriera di cattive notizie, in quanto il nostro team scopre ben presto di essere sotto attacco da un gruppo di  mostri con fattezze stokeriane (leggasi vampiri).

Tuttavia i nostri “carri armati semoventi” riescono a distruggere l’intero manipolo di feccia vampirica, senza subire alcuna perdita, ad eccetto di quella poca umanità che gli era rimasta.

Il numero #1 si chiude con due sottotrame rimaste aperte: 1) quella principale, riguardante l’inside job da parte delle O.I. (Operazioni Internazionali, un po’ i big daddy dell’universo Image-Wildstorm di quel tempo); 2) la guerra tra i golden boys e i “vampiri” (denominati “Popolo della Notte”, i quali paiono annoverare anche dei licantropi tra le loro fila).

QUANTITY OVER (STORY) QUALITY

Nonostante tutto, l’idea di Portacio e Choi (quest’ultimo un chiaro amante dei trash anni ’90 e dei film hard boiled) pare filare mediamente bene in questo numero, salvo poi perdersi successivamente, diventando un mediocre clusterfuck di idee, senza capo nè coda, a tal punto da subire un brusco cambio di team creativo dopo appena 12 numeri.

A livello di dialogo siamo a dei livelli sufficienti, nel senso che sembra di vedere una versione comic di Commando, con i “Schwarzenegger” di turno impegnati a ripetere per 22 pagine le solite 4 parole. Basta vedere in giro per la rete per vedere come questo fosse il “mantra” dell’epoca, vi sfido a trovare qualcosa di “coerente” in quegli anni (e i WildC.A.T.S di Moore non valgono).

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Altro punto a sfavore è dato dalla caratterizzazione, troppi personaggi e (quasi) tutti uguali, senza un minimo spessore caratterizzante, nessun background originale(fatto salvo per la parentesi di Grail nei numeri successivi e nel ruolo di Dane nel Team-7). Ma questo era un po’ il risultato tipico dell’epoca, croce e delizia di quasi tutti i titoli.

Inutile dire come artisticamente sia tutto un altro discorso, i disegni hanno un livello di dettaglio pazzesco, le splash pages, ancorché abusato il loro utilizzo, sono davvero fantastiche e i colori fan sembrare davvero ricoperti d’oro i nostri protagonisti (e non travestiti da banane con le gambe).

Come tutte le idee Image-Wildstorm di quel periodo, nonostante la carne messa al fuoco fosse molta, discretamente pessimi furono i risultati; la serie non spiccava di particolare originalità e, invero, sembrava che ognuno, alla Image, fosse impegnato a cercare di creare la propria versione degli X-Men, di Spider-Man o della X-Force (e basta vedere i titoli pubblicati in quegli anni, non solo dalla Image), apportando lievi (pessimi) cambiamenti e alterando la sostanza dei vari incipit originali. Quest’ultimo inciso è da intendersi nel senso che è chiaramente possibile capire a quale titolo si stava ispirando la produzione di turno di casa Image.

Anche se il gradino più alto del podio, in termini di robaccia, va ad Ascension, scritta e disegnata da David Finch prima che questo riuscisse a raggiungere una maturità artistica sufficiente, inutile dire come a livello di sceneggiatura non arrivò mai ad alcun livello degno di nota (neanche adesso, leggere Batman The Dark Knight: Golden Dawn per credere).

La serie fu poi rilanciata, nuovamente, nel 2005, con Portacio alle matite per un paio di numeri, ma non ottenne il successo sperato (complice anche lo stile eccessivamente anni ’90 esibito dal Disegnatore stesso) e fu nuovamente buttata nello “sgabuzzino” delle proposte editoriali “tanto per”.

Non escludo che possa esservi un ulteriore rilancio nei prossimi anni, visti i recenti reboot di materiale simile (vedi The WildStorm, Youngblood, Cyberforce e Witchblade), sperando magari sia in una componente grafica non composta esclusivamente di bad girls, sia in una storyline maggiormente originale, ancorché utilizzante (l’ormai inflazionato) conflitto tra uomini e vampiri/licantropi.

Livello di reperibilità: basso (i numeri sono sparsi tra Image, Gen13 e Star Magazine Oro)

Meritevolezza del recupero: medio-basso.

 

Coming up next: Jimmy’s Bastards di Garth Ennis

Coming up next on Blast from the Past: Ascension di David Finch

 

Wetworks #1

5.7

Storia

4.0/10

Disegni

7.5/10

Colori

7.5/10

Originalità

3.5/10

Scorrevolezza

6.0/10

Pros

  • Tra i titoli "meglio riusciti" della seconda ondata Image
  • Un Portacio gradevole ai disegni
  • Colori digitali davvero sublimi, specie per l'epoca
  • Tante idee...

Cons

  • Iniziava ad intravedersi l'esaurimento creativo di Brandon Choi nella creazione delle trame
  • Si tratta pur sempre di uno stile tipicamente anni '90
  • Peccato per l'esecuzione delle idee messe in campo
  • I numeri dopo il 12 sono davvero robaccia fuori di testa

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