Black Eyed Kids – Vol. 1, la Recensione – NO SPOILER

Anteprime
Massimiliano Perrone

Recensione del primo volume di Black Eyed Kids (d’ora in poi BEK), scritto da Joe Pruett (X-Men: Unlimited, Magneto Rex) e disegnato da Szymon Kudranski (Green Lantern, Batman: The Dark Knight, Detective Comics). Edito da Aftershock e pubblicato in Italia da Saldapress.

“Quando le tenebre scendono su una città del Midwest immersa nel sonno, un antico e inimmaginabile orrore si insinua furtivo e terrificante nella notte. Accade quando i bambini escono a giocare. Bambini con occhi di un nero profondo e inquietante, privi di emozione e rimorso, e che desiderano solo una cosa: entrare. Ma ci sono alcune persone che non ce la fanno ad accettare la situazione. Persone che lottano per salvare non solo le proprie anime, ma anche i propri figli. Questa è la loro storia. BLACK-EYED KIDS è una serie horror – scritta dal grande Joe Pruett e disegnata dal formidabile Szymon Kudranski – in cui si mescolano atmosfere classiche e le inquietudini della provincia americana, dando vita a uno straordinario e inquietante racconto contemporaneo.”

A LITTLE BIT OF SNOPES HERE AND THERE

Quella di BEK è una storia dalle tinte horror davvero ben realizzata, con buoni innesti di occulto e paranormale.

Questo primo volume riesce a far sentire il lettore in trappola, pur servendo quasi esclusivamente da prologo per i prossimi numeri, che sicuramente saranno più “appetitosi” e orrorifici.

BEK prende le mosse da una delle tante leggende urbane che popolano la nostra cultura di massa (tanto che la stessa è anche evidenziata verso la fine del volume), ovvero la leggenda dei bambini dagli occhi neri.

Ovvero una leggenda metropolitana riguardante creature paranormali aventi l’aspetto di bambini tra i 6 e 16 anni, con carnagione chiara, diafana e occhi neri, che fanno l’autostop, chiedono l’elemosina o si presentano alla porta delle case di vari sconosciuti. Chiedendo solo una cosa: di poter entrare. Per poi ovviamente compiere varie nefandezze.

Le storie che parlano di questi bambini sono entrate nella cultura popolare a partire dagli anni ’90. Molti sostengono, dopo aver visto queste creature di aver provato paura, mancanza di energie, sintomi simili alla paralisi. Ovviamente i BEK sono diventati immediatamente oggetto di vari creepypasta in giro per il globo (come successe per Slender d’altronde). I BEK hanno perfino una loro pagina sul popolare sito internet snopes.com, ove sono custoditi numerosi articoli riguardati il fact-check di questa leggenda ed i, palesemente inventati, vari incontri documentati.

Già alla base di un film horror indie, ci si chiede quando il tema verrà portato sul mercato cinematografico con una release adeguata (magari da parte dei soliti studios noti per produzioni simili, o magari direttamente da Netflix).

Qui la sinossi del film indie:

“Vancouver director Nick Hagen’s horror series ‘Haunted Sunshine Girl’ continues to be a hit on YouTube, with more than 10 million video views and 20,000 subscribers. The movie ‘Black Eyed Kids’ a spinoff of that series, has been in the works for about a year. It takes the characters from ‘Sunshine’ on an adventure, as they investigate the origins of the occult legend of the black-eyed kids. The story in the film is fictional, but reports of black-eyed kids sightings, especially in and around Portland, are very real, Hagen said. In the film, Sunshine, played by a teen actress who asked that her name be withheld to protect from online stalkers, has a friend contact her after somebody he knows vanishes. Suspecting that the black-eyed kids myth has something to do with it, Sunshine and others go to Portland to look for video proof. ‘They find (a black-eyed kid), but they discover something a lot more evil than they imagined’ Hagen said. ‘And they try to get out alive.‘”

Ma spostiamoci adesso dal fronte leggendario e meta-cinematografico a quello, sicuramente più reale, della versione comic dei BEK. La quale risulta essere un riuscitissimo esperimento di orrore e sgomento.

Prima di addentrarvi nella lettura di questa recensione, poco spoilerosa, vi consigliamo caldamente un paio di cose:

  1. chiudere la porta a chiave
  2. chiudere le finestre
  3. tenere le luci accese
  4. non fare entrare nessuno in casa

Buona lettura.

DARKNESS FALLS

Come si diceva in apertura, BEK è una storia davvero ben fatta, avvincente e ricca di emozioni, chiaramente emozioni negative. Il tutto nonostante provenga da una base non originale al 100%.

Emozioni come la paura, la perdita delle persone che si amano, la paura primordiale, la confusione ed i proverbiali chills alla spina dorsale. I BEK vengono presentati nei primi due numeri del volume come esseri aventi le fattezze di bambini, diafani, con occhi neri come la notte, di età oscillante tra i 6 ed 15/16 anni. Ovviamente non si tratta di ragazzini normali, anche non tenendo in considerazione solo il fattore degli occhi.

Essi possiedono infatti una forza quasi sovrumana, sicuramente paranormale (ma la fonte del loro potere non ci viene mai spiegata, salvo per un brevissimo flashback sul finire del volume, ma si tratta di una scena molto simile alle origini di V in V per Vendetta), possiedono altresì capacità rigenerative senza pari e sono, probabilmente, quasi invulnerabili.

Una cosa ci risulta ben chiara dalla lettura dei primi due numeri del volume, i BEK riescono sempre a entrare nelle abitazioni (o nelle grazie) di coloro che incontrano, semplicemente chiedendo “possiamo entrare?”. Che fine ha fatto la vecchia raccomandazione di non fidarsi mai degli sconosciuti. Che non utilizzino qualche sorta di controllo mentale sui loro interlocutori? A meno che non sia prassi degli abitanti far entrare sconosciuti con occhi neri come la pece.

Un’altra cosa ben chiara è l’enorme fila di cadaveri che i BEK sembano lasciarsi dietro, alcuni vengono proprio uccisi, altri invece vengono invece reclutati nelle loro fila (anche se non minorenni), ma in questo primo volume non si ha ben chiaro quale sia il piano del loro leader (un bambino di 5/6 anni), forse una sorta di ricambio generazionale? L’idea ha un senso, specie se si rilegge il discorso del sedicente capo-bambino con la sua prigioniera.

Da un punto di vista prettamente di trama, si può dire come Pruett abbia privilegiato un approccio multi-binario. Tra le varie sotto-trame che vengono infatti introdotte dal primo numero troviamo: una famiglia attaccata dal proprio figlio; un agente di polizia che in una sola giornata di lavoro vede più eventi sinistri e sanguinolenti di chiunque altro; l’infiltrazione di uno dei BEK all’interno di una prigione federale; una scrittrice rapita dai BEK perchè narri della caduta dell’umanità per mano di quest’ultimi.

Particolarmente interessante è il battesimo del fuoco degli adepti BEK, i quali per poter diventare membri a tutti gli effetti devono uccidere gli umani della loro precedente vita, pena l’esclusione dalla razza suprema (od anche l’uccisione del candidato, in quanto non degno di far parte di questa nuova alba).

Sempre verso la fine del volume (numero 4) viene introdotto un personaggio che pare avere una discreta conoscenza dei BEK e dei loro misfatti, purtroppo (dannato Pruett) si tratta di pochi istanti, i quali ci fanno capire come la chiave di volta sia costituita dalla rimozione degli occhi ai BEK, forse unico vero modo per, quantomeno, fermarli. Ma il tutto viene immediamente celato agli occhi del lettore, il quale non rivedrà più il protagonista (quantomeno quello di questo primo volume) nel numero conclusivo del volume.

Come si diceva, l’Autore non mostra quasi niente del piano dei BEK, se non appunto gli eventi delle trame parallele, la scia di sangue dei BEK ed il rapimento della scrittrice. Il primo vero e proprio starting point si ha verso la fine dell’ultimo numero del volume, dove il sedicente leader bambino mostra alla scrittrice rapita alcuni “istanti” del suo passato, al fine di farle comprendere il suo ruolo in tutta la storia.

Purtroppo non si riesce a comprendere molto, invero non si riesce a capire proprio null, in quanto i frammenti mostrati sono davvero pochi e messi sul tavolo in modo “volutamente disordinato”. Non si riesce neanche a capire se l’origine dei BEK sia paranormale/ultraterrena o frutto di esperimenti umani e/o di creazione in laboratorio. Si tratta di una mossa azzardata da parte dell’Autore, ma che sicuramente ha l’effetto di amplificare nel lettore la voglia di scoprire di più del mondo dei BEK, delle loro origini e della loro quest for supremacy. 

Non sempre mostrare “tanto fumo e poco arrosto” può essere la risposta, in questo caso (almeno per quanto mi riguarda) si è trattata di una mossa riuscita, specie poiché la tramma è di immediato interesse.

L’ultima pagina del volume sembra mostrarci una sorta di mente-nido dei BEK (hive mind), si vede infatti il BEK del primo numero (fattosi arrestare, apparentemente, al solo scopo di mietere ulteriori vittime in prigione, oltre che per andare alla ricerca di nuovi adepti) parlare alla prima persona plurale dopo un repentino cambio del colore degli occhi. Che il leader bambino sia in grado di controllare le menti dei suoi sottoposti allo scopo di indirizzarli verso la massimizzazione dei propri obiettivi? (esempio sul punto mi viene mostrato da Mass Effect 2 e dai relativi Collettori, il cui corpo alieno veniva a volte controllato a distanza dall’Araldo, supervisore e Líder Máximo dell’intera operazione).

Il volume si chiude dal punto di vista di un nuovo personaggio in prigione, che sia lui il protagonista, o co-tale, del prossimo volume?

PRUETT, THE MIND, KUDRANSKI, THE HAND

Nonostante vada elogiata la scrittura del Pruett, specie dal punto di vista della scorrevolezza e dei dialoghi, il vero spotlight appartiene ad un altro soggetto.

Vero gioiello di questa serie è sicuramente infatti l’arte di Szymon Kudranski, la quale amplifica in modo inverosimile la sensazione di agonia non solo dell’intero cast di personaggi di BEK, ma anche di tutto l’ecosistema alla base.

Inutile dire come lo stile del disegnatore perfettamente si attagli a questo genere di produzioni, ed infatti lo abbiamo visto su Spawn, su alcuni cicli dark del Cavaliere oscuro.

Il suo stile, nonostante sia estremamente realistico, impiega in modo massiccio l’uso di chiarioscuri, del nero e dei relativi giochi di contrasto, allo scopo di aumentare il senso di ambiguità e ansia della storia, nonché dei personaggi. Si tratta di una scelta perfetta per il lavoro imbastito da Pruett. Dannatamente disturbanti sono poi i primi piani sui BEK, roba da incubo delle tre di mattina.

L’effetto finale è poi proprio quello che ci si aspetta da storie di questo tipo, un effetto di disturbo, di ansia, di fuga inutile dal male. Una sorta di darkness behind every corner all’interno di un labirinto senza fine. 

Splendide sono poi le cover dell’italianissimo Francavilla, davvero belle graficamente e disturbanti in egual modo.

Altresì ottimo è il lavoro sui colori, Guy Major completa egregiamente il lavoro di Kudranski con dei colori chiaramente scuri e freddi, consolidando quel senso di oscuro male di cui si diceva sopra.

Ed è proprio il modo in cui Kudranski “disegna” la storia che aumenta esponenzialmente il lavoro dell’Autore, andando quanto fatto dal primo a “saldarsi” perfettamente con la trama creata dal secondo.

Una trama mai sovrabbondante, che ripudia uno stile eccessivamente descrittivo in favore di una scorrevolezza composta quasi esclusivamente dalle azioni e dai pensieri dei personaggi, quasi come se non ci fosse mai un attimo di tregua per tutto il cast, come se ci fosse sempre qualcosa da cui fuggire per non morire. Gli eventi sono poi introdotti in modo davvero sorprendente, e la componente sanguinolenta non va certo al risparmio, per non parlare della componente di terrore psicologico di cui è intrisa quasi ogni tavola (sento di terrore amplificato dal lettering fatto sui momenti in cui sono i BEK a parlare).

In sostanza, signori miei, siamo di fronte ad un fumetto che meriterebbe certamente un adattamento cinematografico (magari anche in stile POV-mockumentary), specie perchè i prodotti che traggono la propria linfa vitale da leggende urbane hanno già dimostrato il proprio valore al botteghino; ma poi principalmente perché il lavoro fatto dal team di BEK è qualcosa di realmente avulso dalle storie horror recentemente viste nel panorama del mondo fumettistico (mi viene in mente solamente Revival al momento), è un qualcosa di genuinamente terrificante.

Un preludio da brividi a qualcosa, che si spera, possa davvero rivoluzionare questo sotto-genere, indipendentemente dal fattore originalità sotteso alla creazione di BEK. Perchè un conto è creare una storia originale (e non sempre succedere nel creare una storia interessante), un conto è prendere “in prestito” alcuni elementi di una leggenda urbana e crearci attorno una storia avvincente, misteriosa e ricca di morte.

Credo proprio che Pruett e Kudranski siano riusciti nel loro intento di far “morire di paura” i propri lettori. Od almeno farli resistere fino all’uscita del prossimo volume. Dopo aver letto BEK ricordatevi una cosa: non fate entrare nessuno in casa vostra. Nota del redattore: In un universo alternativo probabilmente esiste una versione di Fatale (di Ed Brubaker) disegnata da Kudranski, e se l’idea produce “orgasmi” narrativi dentro di me, non voglio minimamente pensare ai risultati di un ipotetico lavoro horror/thriller fra i due.

Complimenti a Saldapress per aver nuovamente portato una piccola gemma del fumetto americano anche qui in Italia. Il volume sarà disponibile dal 23 Marzo, al costo di 14,90€.

Black Eyed Kids Vol. 1

14.90
8.2

Storia

8.0/10

Comparto Artistico

9.0/10

Originalità

7.0/10

Scorrevolezza

8.5/10

Capacità di instillare paura e delirio

8.5/10

Pros

  • Ottimo prologo a quella che, si spera, diventi una nuova serie a tinte horror
  • Artisticamente una delle produzioni più qualitative in circolo
  • Seriamente disturbanti sti bambini con occhi neri ovunque
  • Scorrevolezza impressionante, si legge in un baleno

Cons

  • Forse sarebbe stato meglio far sapere qualcosa in più al lettore
  • Non originalissimo
  • Peccato per la brevità

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