Alters Vol. 1, la Recensione – NO SPOILER

Recensire non è facile. Bisogna saper trovare punti deboli e punti di forza, mantenendo la criticità, senza dimenticare il ruolo fondamentale della lettura: trascinare, coinvolgere, colpire. Ecco perché non è facile recensire un lavoro particolare come il primo volume di Alters, scritto dal premio Eisner Paul Jenkins (Inumani: Primo Contatto, Sentry: La Verità, Capitan America: Teatro di Guerra), e disegnato dalla francese, ma residente in Italia, Leila Leiz. Una particolarità: la colorista, Tamara Bonvillain, è anch’essa transgender ed il suo contributo è stato largamente utilizzato nella stesura della storia.

La sinossi è tra le più accattivanti:

“Mentre il mondo tenta di accettare l’esistenza di un nuovo tipo di umani conosciuti come alterazioni (o Alters), una giovane donna dovrà percorrere la strada che la porterà a dare forma al suo vero io, lottando con le complicazioni della vita di ogni giorno e le responsabilità derivate dal nuovo e straordinario potere ricevuto.”

Si tratta del primo capitolo di una nuova serie che affronta una tematica molto attuale, ovvero quella dei transgender, al fine di raccontare la storia di una ragazza che può davvero essere se stessa anche quando in realtà se stessa non è. Edito da Aftershock, arriva in Italia pubblicato da Saldapress.

OLTRE IL PREGIUDIZIO ED IL VELO DELL’IGNORANZA

Alters tratta della storia di Chalice/Charlie, un ragazzo transgender che scopre di essere un Alter, una via di mezzo tra un X-Men e un Inumano se vogliamo fare i puntigliosi; un ragazzo che si trovi improvvisamente ad avere i medesimi poteri di Ms. Marvel (Carol Danvers), un pizzico di quelli di Franklin Richards e anche una spolverata dei poteri di Calibano.

Questo primo volume ben si inserisce nel nuovo trend del comicdom di utilizzo di giovani supereroi in situazioni al di là della loro portata, e Alters non fa differenza da questo punto di vista.

Gli elementi ci sono tutti: un supereroe che ha appena scoperto di essere tale; una versione del classico crisma “da grandi poteri derivano grandi responsaiblità”; una vita personale che cerca di rimanere il più possibile staccata da quella eroica; una situazione famigliare fuori dall’ordinario.

A questo bisogna aggiungerci anche un elemento davvero innovativo, nel senso di un rapporto genere a specie, ossia la natura transgender della protagonista.

Genere a specie poiché la tematica della diversità nel mondo dei comics non è assolutamente elemento di novità, basti pensare agli X-Men, nati proprio come metafora della diversità umana, in un periodo carico di riflessione in tema di apartheid, nati proprio per essere “diversi” e al contempo combattere per la loro uguaglianza.

Basti riprendere anche la recente involuzione del genere Inumano, da padroni cosmici a reietti terrestri, costretti, all’indomani dell’incidente terrigeno, a cercare sia di raccogliere i cocci del loro popolo sia di sopravvivere all’interno di un mondo che di loro non ne vuole più sapere.

Ma l’esempio più calzante, in raffronto ad Alters, mi viene restituito dai Giovani Vendicatori (il primo volume, disegnato da Cheung e scritto da Heinberg), ove il lettore era introdotto, quasi per caso, al rapporto omosessuale tra Hulkling e Wiccan (ed alle correlate difficoltà di dirlo ai propri genitori e a vivere la rispettiva vita normale).

Da questo punto di vista, difficoltà a vivere una vita normale, difficoltà ad essere accettatti, Alters e Young Avengers quasi si sovrappongono perfettamente.

Alters tuttavia agisce in modo differente, qui si percepisce il rapporto genere a specie, non ci parla di una difficoltà relazionale, bensì di un ragazzo che non si sente a proprio agio col genere con cui è nato, ed allora decide di imbarcarsi in una terapia che lo porterà a cambiare radicalmente sesso, ma, ironicamente, l’unico momento in cui è davvero se stesso/a è quando indossa una maschera.

Una maschera che gli/le permette di essere allo stesso tempo se stesso/a ed un altro/a persona, Chalice.

A WORLD OF ALTERS

Anche lo stesso incipit della storia pare essere stato pescato dal post-fallout di Infinity e Inhumanity, ovvero la comparsa repentina di soggetti, appunto gli alters, dotati dei più disparati poteri, nocivi come no (e di questa nocività ci viene data dimostrazione nell’apertura del volume), a cui fa seguito una guerra tra due fazioni.

La trama si svolge poi su un doppio binario, la vita di Charlie, raccontata anche per mezzo del suo diario, e la vita di Chalice, a cui deve ancora abituarsi per bene, e da questo punto di vista la mente corre immediatamente al Ms. Marvel del periodo Marvel Now, quando una sconosciuta ed inesperta Kamala Khan cercava a tutti costi di voler emulare la sua eroina, Carol Danvers, agendo come supereroe solo di nome.

Se vogliamo anche lo stesso “esperimento” compiuto con Ms. Marvel potrebbe declinarsi in termini di “studio della diversità etnica e sociale”, quello che poteva essere solamente un tiepido omaggio alla comunità musulmana si è invece rivelato essere il miglior personaggio Marvel creato negli ultimi anni, e questo anche grazie allo studio profuso dietro alla sua creazione, caratterizzazione e maturazione. Non si trattava di una mera mossa commerciale e speculativa, c’era dell’amore dietro Kamala, principalmente anche vista l’etnia di G. Willow Wilson (musulmana).

C’è amore anche dietro a Chalice (la protagonista di Alters), Jenkins è pur sempre uno scrittore veterano, il quale ha avuto modo di scrivere quelle sono le migliori storie autoconclusive sugli Inumani e su Sentry. La prima costituì il fiore all’occhiello della gestione Marvel Knights di fine anni ’90, una storia carica di implicazioni morali, etiche e politiche. La seconda è ancora oggi la miglior storia su Bob Reynolds e le sue, tanto dannate quanto osannate, origini.

Un altro elemento che possiamo dire “preso in prestito” dal mythos mutante riguarda uno dei principali personaggi di Alters, uno dei buoni, il quale risulta essere un genio del suo campo e del suo tempo, un “cervello planetario” che ha a cuore i suoi alters. 

Anche lo stesso mezzo di trasporto del sedicente leader appare un chiaro omaggio al Blackbird mutante.

Tuttavia è importante sottolineare una cosa, la mancata originalità di questi pseudo-mutanti/inumani non inficia di nulla la storia creata da Jenkins. Anzi potremmo quasi dire che, fatto salvo il nome del titolo, tutti ci riporta a quelle belle storie sui mutanti della “prima” Marvel.

Questo perché l’Autore riesce magistralmente a scrivere di un giovane “emarginato” e al contempo di narrare le gesta di un futuro supereroe.

Frequenti sono le battute che il protagonista fa sulla sua stessa situazione, del tipo “è come se mi stessi togliendo una maschera per indossarne un’altra”, oppure “vivo tre vite, sono supereroe, un transgender, e il fratello di mezzo”. La “crisi di identità del nostro protagonista” si evince anche nel tipo di decisione che spesso si trova a dover prendere, quasi sempre frutto di una bonaria inesperienza, ma che sono di fatto decisioni con cui tende principalmente a tutelare gli altri da se stesso e, anche, dal suo segreto.

Di fatto Jenkins, nel corso di questo primo volume, pone sullo stesso piano il supereroe classico, con la sua identità segreta da tenere nascosta, all’esperienza LGBT, in cui un soggetto sembra in modo quando invece è in un altro. Vale qui la pena ricordare, in profonda analogia coi mutanti, come questi fossero ritenuti, all’epoca, analogia del mondo omosessuale (particolare evincibile anche in X-Men: Dio Ama, l’Uomo Uccide, dove si potevano scorgere cartelli con su scritto “Mutante e orgoglioso”).

Il problema portato avanti da Jenkins in Alters riguarda però la tematica del “sentirsi se stesso”, tuttavia come fa Charlie a sentirsi realmente se stesso/a quando per farlo deve diventare di fatto un’altra persona, ovvero Chalice.

Si può poi anche aggiungere che nel corso di questo primo volume il focus non sembra essere l’azione e lo scontro tra le due fazioni in campo, quanto invece l’introspezione sulla questione della diversità e la conformità di genere, i momenti topici sono infatti quelli in cui Charlie scrive sul suo diario, circa la sua condizione, o ha momenti di intimità con la sua famiglia.

Momenti che raccontato della sua tristezza, della sua incapacità a uscire allo scoperto, della sua incapacità a prendere decisioni razionali, della sua incapacità a fare la cosa giusta.

Una dei migliori punti della narrazione avviene verso metà del volume, ed è proprio una cosa inaspettata che contribuisce a rafforzare il legame tra Charlie e uno dei suoi due fratelli. Si tratta di un momento che ti mangia dentro, e che allo stesso tempo farà stringere il cuore a tutti coloro che nutrono un profondo amore per il proprio fratello/sorella. Tra l’alttro la stessa situazione è poi amplificata dal fattore empatico tra i due, entrambi diversi, entrambi speciali.

Entrambi unici.

In tutto il resto del volume, poi, l’Autore continua in modo efficare e sottile ad inserire metafore, più o meno esplicite, sul cambiamento e sulla difficoltà dell’accettare noi stessi (come succede nel numero 4 del volume), sugli ostacoli concernenti il superamento della propria vecchia vita verso una nuova, una vita che Charlie sente come propria.

Ad un certo punto la nostra eroina si lascerà andare ad una dichiarazione pubblica riguardante gli alters, le loro intenzioni e il loro modo di agire, riuscendo a stupire non solo all’interno del fumetto, ma anche il lettore stesso.

Altre rivelazioni, un po’ inaspettate invero, colpiscono il lettore alla fine del quarto numero, quando i cattivi di turno scoprono indirettamente la natura transgender del nostro protagonista.

Magistralmente poi si scopre che il cattivo di tutto questo primo volume non è neanche poi così tanto amato dai suoi scagnozzi, i quali aiuteranno Chalice dandole una preziosa informazione riguardante il loro malvagio capo.

Il volume poi finisce in modo un po’ inaspettato, dopo una tanto agognata resa dei conti col big boss di turno e un tanto sospirato happy ending, il quale comunque non porta a compimento la vicenda personale di Chalice, ma succede nel suo battesimo del fuoco come supereroe, eliminando il malvagio leader e consolidando il suo status di eroina.

Ma riuscirà a scendere a patti coi propri demoni interiori, con la sua natura ed il suo corpo? Questo lo scopriremo, si spera, nel prossimo volume.

Un gran bel botto per Aftershock con questa nuova serie supereroistica, grande Saldapress che come al solito ha un grande occhio per queste produzioni indie quasi mainstream.

THERE IS A NEW HERO(INE) IN TOWN

Interessante è poi da notare come nelle ultime venti pagine di questo primo volumes sia contenuto il prequel di Alters, un mini raccontino che racconta la vita degli alters ben prima della nascita di Chalice.

Da un punto di vista editoriale è bene specificare come, e su questo punto lo stesso Jenkins conferma, Alters non sia un titolo che parla solo di transgender o di persone nate con una paralisi cerebrale o di altri malati sui generis. Alters è un titolo supereroistico, così come lo sono stati i mutanti in passato (non ora, spiace dirlo), potremmo forse vederci anche un pizzico di Generation X al suo interno, specie nei rapporti della vita privata del protagonista.

Dall’editoriale contenuto in calce al primo volume si apprende come non solo la sceneggiatura di Alters venga letta da Tamara Bonvillain, la colorista (anch’essa transgender), ma anche da sei consulenti, i quali, in quanto esperti sulla tematica, sono riusciti ad ampliare l’orizzonte conoscitivo del Jenkins, donandogli una maggiore consapevolezza della condizione transgender e del movimento LGBT, la quale ha sicuramente contribuito a creare un splendido protagonista.

Da un punto di vista artistico non possiamo che notare come lo stile messo in piedi dalla Leiz sia davvero piacevole alla vista, anatomicamente pulito e dinamico il giusto. Uno stile che alterna momenti di triste introspezione, realizzati in modo davvero notevole, a momenti di offensiva battaglia, anch’essi con sangue e denti che volano in giro per le varie tavole.

I colori della Bonvillain contribuiscono ad amplificare il mood della storia, con tinte tiepide e calde, mai fredde, quasi a voler sottolineare l’intimità della storia e la correlata caratura personale di questa. Si percepisce l’amore profuso dalla Bonvillain nel colorare questa storia, quasi come se fosse la sua, e forse in un certo modo lo è.

In conclusione non si può che lodare il lavoro di Jenkins & Co., i quali sono riusciti a trasformare una storia che poteva benissimo naufragare nell’ennesima mossa speculativa su un soggetto socialmente, ed eticamente, dibattuto in una storia supereroistica come non se ne vedevano da un paio di anni (specie al di fuori dei big three dell’industria). Introspettiva e mai banale, violenta ma sempre il giusto, intima ma mai mero fanservice sociale. 

Insomma, non vediamo l’ora (qui in redazione) di poter leggere il secondo volume di Alters, sperando che Jenkins prenda “in prestito” meno elementi da altre “mitologie storiche”, elementi che comunque sono già stati visti e utilizzati in altre parti del comicdom moderno. Artisticamente notevole, magistralmente colorato, non possiamo fare altro che consigliarvi Alters senza alcun tipo di riserva.

 

 

 

 

 

 

 

Alters

14.90
Alters
8.2

Storia

8.5 /10

Comparto Artistico

8.0 /10

Originalità

6.5 /10

Scorrevolezza

9.0 /10

Capacità di utilizzare nel modo giusto una tematica sociale così importante ed attuale

9.0 /10

Pros

  • Una storia accattivante, riecheggiante alcune vecchie storie dei nostri amici della Casa delle Idee
  • Un primo capitolo davvero maestoso, introspettivo e coinvolgente al punto giusto
  • Artisticamente notevole, tanto dal punto di vista del disegno quanto del colore
  • Il fattore transgender non deborda mai nella struttura della storia, ma lascia comunque il suo marchio
  • Sarà interessante vedere l'evoluzione di questa serie

Cons

  • Pesca a piene mani da mitologie altrui, tra cui, principalmente, i mutanti

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