Il mito della Pantera – Storia e origini del nuovo eroe Marvel Studios

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Il giorno di San Valentino porterà, nelle sale italiane, la nuova pellicola del Marvel Cinematic Universe: parliamo di Black Panther, l’ultimo film a precedere il grandioso kolossal Avengers Infinity War.

Abbiamo già avuto modo di vedere il film, come avrete già notato attraverso la nostra recensione. Poteva mancare un nostro approfondimento sul personaggio?

Un’origine “fantastica”

Pantera Nera, il cui vero nome è T’Challa, ha fatto la sua prima apparizione sul #52 della serie dedicata ai Fantastici Quattro, nel lontano 1966. Monarca del mitico regno africano del Wakanda, rappresenta il primo eroe nero a raggiungere la grande popolarità. Esperimenti di questo genere erano già stati condotti nei decenni precedenti (uscì persino un numero di una serie dal titolo All Negro Comics, senza però riuscire a proseguire la pubblicazione), ma fu il personaggio creato da Stan Lee e Jack Kirby a conquistare finalmente il pubblico dei lettori di fumetti.

Tra i principali fattori che decretarono il successo del personaggio fu anche il forte impegno politico e sociale della sua presenza: in quegli anni il confronto razziale era giunto a livelli di grande tensione e violenza, esemplificati dalle violente morti di Martin Luther King e Malcolm X, principali rappresentanti delle due ali del movimento per l’uguaglianza dei diritti dei cittadini afroamericani. Pantera Nera riuscì così a fare breccia, portando la presenza di un eroe nero all’interno di albi vendute in centinaia di migliaia di copie in tutti gli Stati Uniti.

Nonostante ciò, al personaggio mancava ancora qualcosa: era sì africano, ma non era afroamericano. Un personaggio che in fondo era pur sempre un monarca, lontano dalla realtà del ghetto in cui vivevano i suoi contemporanei. Per questo, a Pantera Nera, fecero seguito personaggi quali Sam Wilson, che divenne comprimario di Capitan America, e Luke Cage, protagonista di una serie a lui dedicata.

Piccola curiosità: il personaggio in alcune delle prime apparizioni cambiò nome in Leopardo Nero, per evitare assonanze con il neonato movimento estremista delle Pantere Nere.

Eldorado

Per secoli si è creduto esistesse una città leggendaria, ricchissima e dorata, nascosta in Amazzonia: il mito di Eldorado. Quel mito oggi rivive nel regno di Pantera Nera, il Wakanda.

Una piccola nazione africana, di difficile localizzazione, presente nella zona sub-sahariana del continente. Millenni fa la zona venne colpita da un meteorite composto dal vibranio, un metallo dalle straordinarie capacità. Lo strumento più celebre costruito con questo minerale è lo scudo di Capitan America, in grado di assorbire colpi di ogni sorta, fino ad essere virtualmente indistruttibile. Tra le sue proprietà il vibranio ha anche aumentato il livello di mutazioni dell’intera area, portando alla nascita di un discreto numero di mutanti, oltre alla nascita di vita vegetale decisamente esclusiva, tra cui la celebre Erba a Foglia di Cuore, in grado di donare al re del Wakanda dei poteri superiori, trasformandolo nel leggendario guerriero Pantera Nera.

Il culto di Pantera Nera è infatti di origine dinastica: ogni re diviene tale guerriero, in una costante discendenza che arriva dagli albori del regno. La tradizione ha un sapore mistico e ancestrale: alla morte ogni re va ad unirsi ai suoi predecessori, in una particolare dimensione ultraterrena, a cui il re in vita può accedere. Per questo chi indossa il manto di Pantera Nera viene anche chiamato Re dei Morti.

Tra me e il mondo

Per questo paragrafo prendiamo in prestito il titolo dal celebre libro di Ta-Nehisi Coates, candidato al premio Pulitzer e attuale autore della serie regolare su Pantera Nera, di cui avremo modo di parlare in un altro dei nostri speciali nei prossimi giorni.

Il ruolo di re del Wakanda non è un ruolo esclusivamente militare o eroico, ma anche e soprattutto politico. La difficoltà per T’Challa è infatti nel mantenere equilibrio tra i suoi impegni come eroe di fama mondiale e tra i suoi obblighi come monarca del Wakanda, che impongono a T’Challa di dare priorità alla sua nazione.

Per questo il Wakanda ha subito una progressiva evoluzione. Per molto tempo il regno africano ha chiuso le sue porte, cercando il più possibile l’isolamento dal resto del mondo. Ciò deriva da un grande sviluppo tecnologico e dallo stesso vibranio, risorse da proteggere per impedire che finiscano nelle mani sbagliate. Eppure T’Challa si è ritrovato spesso a dover condurre il suo paese fuori da questo isolamento, fino a causarne diverse tragedie, tra cui un attacco di Namor, re di Atlantide, e un attacco delle truppe dell’Ordine Nero, seguaci di Thanos.

Ciò che appare al lettore, osservando Pantera Nera e il Wakanda, è una nazione di contrasti e di contraddizioni, in cui si mescolano culti ancestrali e tecnologia futuristica, in una amalgama in cui l’equilibrio può rompersi piuttosto facilmente. Riuscirà Black Panther ad essere il giusto ago della bilancia?

 

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